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Berlusconi incontra Barroso:

sì alle impronte ai rom
di Albina Perri sabato 19 luglio 2008

2' di lettura

Silvio Berlusconi ha incontrato oggi il presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso, dopo le polemiche e le tensioni che hanno caratterizzato i rapporti tra l’Italia e l’Unione europea sul tema della sicurezza. “Vogliamo favorire l'integrazione dei nomadi e prendere le impronte ai bambini ha l'obiettivo di garantire loro scuola e istruzione”, ha detto il presidente del Consiglio che ha voluto rendere chiare le intenzioni dell’esecutivo di centrodestra: “Vogliamo esprimere la ferma volontà del governo di garantire che i bambini rom possano andare a scuola per ricevere la stessa educazione degli italiani. C’è solo una volontà positiva, quella di renderli più integrati con gli europei concedendo loro lo stesso diritto”. E non ha perso occasione per ribadire il pugno di ferro contro la criminalità: “Il 40% di chi commette reati in Italia è straniero, in gran parte clandestini. Lo dicono i numeri. E per questo noi vogliamo respingere chi delinque e accogliere chi viene per lavorare”. Da parte sua Barroso si è detto fiducioso, che alla fine si avrà un esito positivo di fronte a questo tema caldo: “Sono certo che una soluzione verrà trovata, una soluzione di sicurezza e compatibile con i valori dell'Unione europea. Siamo completamente fiduciosi nel rispetto dei principi democratici in Italia e dello Stato democratico in Italia, dove c'è una grande tradizione umanitaria e di solidarietà”, ha dichiarato. Barroso non ha fatto a meno di affrontare anche le polemiche sorte dopo le reazioni del ministro dell’Interno Roberto Maroni ai pareri dell’Europa sulla schedatura dei rom e degli altri nomadi che risiedono in Italia, riferendo di alcuni contatti tra l’esponente leghista e il vice presidente della Commissione, Jacque Barrot per verificare la compatibilità tra le misure della maggioranza di centrodestra e le normative europee. Berlsconi e Barroso hanno anche parlato di Trattato. I due si dicono “in totale sintonia” e il premier dichiara che va approvato nel suo stato attuale, andando oltre il “no” arrivato dal referendum irlandese.

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