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Maroni: a Castelvolturno

un atto di terrorismo
di Dario Mazzocchi sabato 27 settembre 2008
2' di lettura

Roma - Un “atto di terrorismo”: è la definizione del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, della strage di Castelvolturno. Lo ha detto nel corso dell’intervento al Senato per informare sugli ultimi avvenimenti del Casertano e ha spiegato come l’obiettivo del governo è quello di “individuare gli autori della strage, catturare i latitanti ed espellere i clandestini”. Un pugno duro, nonostante le polemiche che hanno accompagnato le sue ultime dichiarazioni sul ricongiungimento familiare. “C’è una guerra civile che la camorra ha dichiarato allo Stato cui lo Stato deve rispondere con fermezza, riappropriandosi del territorio”, ha ammonito Maroni. Il titolare del Vicinale ha spiegato che gli omicidi di Castelvolturno “sono maturati in un contesto socio-ambientale caratterizzato dall'influenza del clan dei Casalesi, in particolare di Domenico Bidognetti, oggi collaboratore di giustizia. Il clan ha un'elevata capacità collusiva nel tessuto economico ed istituzionale, gestisce il narcotraffico, il traffico di esseri umani, reati contro il patrimonio , estorsioni, contrabbando”. A questo scenario si aggiunge la “forte presenza di immigrati” che è “addirittura superiore alla popolazione residente”. Nell’occasione Maroni è tornato all’assalto di fronte alle polemiche sollevate dal leader del Pd, Walter Veltroni, per il fatto che l’uomo arrestato, ritenuto autore dello spargimento di sangue di Castelvolturno, fosse ai domiciliari. Il ministro ha affermato: “Sulla vicenda di Alfonso Cesarano, l'uomo agli arresti domiciliari ritenuto uno degli autori della strage dello scorso 18 settembre ci sono state accuse ingenerose alle forze di polizia adombrando una mancanza di controllo nei confronti di questo spietato killer. Io do il pieno apprezzamento alle forze dell'ordine”. Poi ha sottolineato che “nel solo Castelvolturno sono 118 le persone ai domiciliari; è quindi evidente che la concessione di questi benefici ad un numero spropositato di persone rende difficile il controllo”. Concludendo, ha invitato il Parlamento “a studiare un'iniziativa per ridurre i domiciliare a chi è accusato di reati di mafia”.

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