Nessun boicottaggio da parte degli atleti azzurri che parteciperanno compatti alla sfilata inaugurale Il presidente del Coni Gianni Petrucci risponde alle polemiche innescate ieri, quando il senatore del Pdl Maurizio Gasparri ha chiesto agli azzurri di disertare la cerimonia di apertura dei Giochi di Pechino 2008. E ha chiesto alla politica di rimanere al di fuori dell’ambito sportivo: “Perché si chiede allo sport di fare quello che la politica non fa? Qualcuno ha forse chiesto agli industriali italiani di non commerciare con la Cina?”. “Sia chiaro”, ha precisato Petrucci, “gli atleti italiani hanno la completa libertà di esprimere le loro opinioni su qualsiasi argomento. Ma le regole sono regole e vanno rispettate”. Poi ricorda che lo Stato italiano nemmeno un mese fa ha affidato agli atleti italiani una precisa missione: “Antonio Rossi e gli altri azzurri hanno ricevuto il tricolore dal presidente della Repubblica Napolitano: è per loro e per noi un dovere farlo sfilare nella cerimonia d'apertura”. “Per chi fa sport l'Olimpiade è un punto d'arrivo, un'occasione in una vita fatta di momenti esaltanti, ma anche di fatica e sacrifici. Non è giusto chiedere a questi ragazzi cose che non possono e non devono fare”. Sul tema del doping Petrucci ha dichiarato che “abbiamo il dovere di intervenire drasticamente. Ci piange il cuore per ragazzi com la Bastianelli e Baldini, ma questa è una battaglia che si vince solo con serietà e concretezza. Se gli atleti sono seri devono collaborare e dire chi ha fornito loro certe sostanze. Chi ha sbagliato pagherà salato”. Anche oggi Gasparri è però nuovamente intervenuto sulla Cina: “Fosse per me, con la Cina che ci fa concorrenza sleale non bisognerebbe fare neanche affari. Ma da qualche millennio il business condiziona il mondo e non ho certo da solo la forza di cambiare il corso della storia. L'ipocrisia non mi appartiene. La Cina comunista è responsabile di comportamenti inauditi e ciò va detto affinchè la politica non usi le Olimpiadi come avviene dai tempi di Hitler a quelli del Politic Bureau di Pechino. Io parlerò chiaro nei modesti limiti delle mie forze. Agli altri le gioie della realpolitik”.