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Boss Mancuso canta "Despacito" in un video di Klaus Davi: querela archiviata

martedì 7 marzo 2023

2' di lettura

Il Tribunale di Milano ha accolto la richiesta di archiviazione del Giudice per le Indagini preliminari della querela presentata alla procura dal presunto boss Luigi Mancuso, detto anche 'U signurinu' (classe 1954) attualmente detenuto nel carcere di Spoleto, per un video in cui il capo della potente omonima cosca di Limbadi cantava alcune canzoni del genere ‘dance’ (insieme ad altri boss come Giuseppe Graviano). Lo comunicano i legali di Klaus Davi Eugenio Minniti e Simona Giannetti. Il video (https://www.youtube.com/watch?v=CN8HjfYSuJk), realizzato dall'agenzia di Klaus Davi per il lancio del volume 'I killer della 'Ndrangheta’ (edizioni Piemme Mondadori), utilizzava la tecnica deepfake sovrapponendo le immagini del boss alla celeberrima canzone 'Despacito' cantata da Luis Fonsi e Daddy Yankee. 

Nello stesso video compare il boss della mafia Giuseppe Graviano che canta a sua volta 'Around the World' del gruppo A Touch of Class. Nelle motivazioni del GIP dottor Giulio Fanales, poi accolte dal Tribunale, si legge: "La satira del video non si propone di fornire una rappresentazione storica dei fatti in quanto esprime mediante il paradosso e la metafora surreale un giudizio ironico su un fatto". In soldoni il video satirico non ha offeso il boss di Limbadi. Nel video vengono presi di mira anche Giuseppe Graviano, che canta 'Around The World', un inno della comunità gay degli anni novanta, oltre a Rocco Papalia, Domenico Papalia e Giuseppe Pelle ‘Gambazza’ boss di San Luca (che canta 'Barbie girl’, un’altra canzone iconica della comunità LGBT). 

Laconico il commento di Klaus Davi che ha accolto con favore la decisione del Tribunale di Milano: "Ho introdotto le categorie estetiche ‘gender’ di Andy Warhol e David Bowie nel triste e autoreferenziale mondo della mafia/antimafia. Mi rendo conto che è un linguaggio rivoluzionario che non sempre viene compreso. Una bella scossa già per il mondo linguisticamente parecchio conservatore del contrasto alla criminalità organizzata. Figuriamoci per la mafia stessa ”, ha osservato il giornalista.

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