Il vento a Monaco soffia a favore di MFE. A dirlo non sono solo i mercati ma persino i sindacati tedeschi. Ulrich Schaal, capo dei rappresentanti dei lavoratori di ProSiebenSat.1, in un’intervista a Reuters ha messo in chiaro che il nemico non è l’offerta della holding della famiglia Berlusconi, bensì la gestione miope che negli ultimi anni ha portato a 800 licenziamenti.
“Quando sentiamo la parola sinergie ci allarmiamo, perché vuol dire tagli. Ma sarebbe un errore”, avverte Schaal, che chiede a MFE garanzie per le sedi e per l’occupazione. Allo stesso tempo, però, apre la porta ai nuovi azionisti: “Meglio una visione industriale europea che l’ingresso di fondi speculativi. MFE può essere un percorso per il futuro”.
Il sindacalista vede infatti opportunità reali nel marketing, nella pubblicità digitale e nella tecnologia (la piattaforma Joyn), piuttosto che nei contenuti editoriali. E smonta anche la grancassa della paura politica sollevata dal sindacato dei giornalisti tedeschi (DJV), secondo cui con i Berlusconi a Monaco ci sarebbe il rischio di “derive populiste di destra”. “Non abbiamo mai visto segnali di influenza editoriale – ha detto – anche se un impegno formale potrebbe essere utile”.
Insomma, mentre una parte della stampa tedesca e gli stessi vertici di ProSiebenSat.1 agitano lo spettro di MFE, chi rappresenta davvero i lavoratori sembra più fiducioso. E c’è un fatto che parla chiaro: dal 2022 MFE ha aumentato del 7% il personale, assumendo invece che licenziare. Un segnale che va nella direzione opposta ai timori di nuovi tagli.