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Stati Uniti, fa discutere l'accordo sulla tutela di prodotti Usa con nome italiano destinati alla vendita in Argentina

venerdì 20 febbraio 2026

3' di lettura

Sta facendo discutere il recente accordo tra Stati Uniti e Argentina sulla tutela di prodotti made in USA con nome italiano destinati alla vendita nel paese del presidente Milei. È l’ultimo caso in ordine di tempo legato al fenomeno dell’italian sounding, una pratica di marketing che sfrutta l’assonanza di un prodotto con la nostra lingua e, a volte, anche l’uso del tricolore sulla confezione per far credere che provenga dallo stivale, quando invece è realizzato interamente oltreoceano.

“L’accordo fra l’amministrazione stelle e strisce e quella sudamericana – commenta Livio Buffo, ceo di Cenacoli e creatore del portale madenotinitaly.com, nato per segnalare casi di italian sounding – è l’ultimo colpo al nostro export. Il giro d’affari di prodotti taroccati nel Nord America è di circa 40 miliardi di dollari, soldi tolti alle nostre imprese: cosa accadrà in Argentina ora che sta arrivando la tutela dei finti italiani? Quanti soldi perderanno le nostre imprese? Mesi fa, assieme al sentore Centinaio e all’onorevole Cerreto, abbiamo denunciato il problema dell’italian sounding ma la situazione non è migliorata, anzi.”

“L’accordo Arti (Agreement on Reciprocal Trade and Investment) tra Washington e Buenos Aires – continua Buffo – prevede che quelle che in Europa sono denominazioni Igp siano al contrario considerate nomi comuni e quindi non tutelate, senza alcun ombrello normativo a proteggerle. Parliamo di nomi eccellenti e non solo italiani, perché il problema toccherà anche i francesi. Qui si scontrano due filosofie: quella europea della tutela e quella statunitense. Basti pensare che da loro esiste il Consortium for Common Food Names (CCFN), un'organizzazione che difende il diritto dei produttori di utilizzare termini alimentari considerati comuni o generici, in opposizione a quanto avviene in Europa.”

L’intesa fra i due paesi americani è in aperto contrasto con quanto previsto dall’accordo Ue-Mercosur che si propone, invece, di tutelare le stesse denominazioni protette di prodotti realizzati in Europa e in Italia. L’apertura degli argentini di fatto delegittima il Mercosur. Ci sono poi anche questioni sanitarie e politiche: “È un dato di fatto. Inoltre, si parla di tutta una serie di agevolazioni a livello di tariffe non garantite invece all’Italia. Ricordiamo che i nostri prodotti hanno prezzi importanti per il costo del lavoro in Italia, per la qualità della materia prima e per i controlli sanitari, oltre chiaramente alle spese di esportazione. Gli standard europei, ma soprattutto quelli tricolore, sono molto rigidi rispetto a quelli americani. Nel vecchio continente vige il principio di precauzione mentre gli USA adottano un approccio basato sul rischio comprovato: un ingrediente è spesso ammesso fino a quando non viene dimostrata la sua dannosità. Basta andare su Instagram per vedere i video di cittadini americani che mostrano prodotti locali con ingredienti vietati da noi, chiedendosi retoricamente il perché. Quale costa di meno secondo voi?”

“C’è poi una questione politica – aggiunge il Ceo di Cenacoli – In Italia la Lega si è opposta al Mercosur sostenendo una posizione a difesa dei produttori nostrani e della qualità degli alimenti ma se l’Argentina dovesse far saltare il banco di certo il partito di Salvini non festeggerà del tutto viste le ripercussioni sulle nostre aziende. A questo punto servirebbe una coesione parlamentare fortissima e un accordo con altri stati come la Francia per tutelare il nome, la qualità e l’export del vecchio continente.”

Livio Buffo è anche fondatore di oscarwine, uno dei siti più letti in Italia dedicati al vino, altro settore in crisi: “La questione dei dazi statunitensi non è chiusa e i danni alle cantine italiane li conosceremo tra poco, a un anno dal loro annuncio. Senza andare troppo lontano da casa nostra, toccherebbe sistemare alcune questioni riguardanti i nomi dei vini. Casi come quello del Prosek non sarebbero mai dovuti nascere. Se vogliamo difenderci oltreoceano, prima l’Europa dovrebbe pensare a tutelare internamente i suoi partner e i loro prodotti storici. Il problema non sono i tappi delle bottiglie di plastica…”

Infine, l’ideatore di madenotinitaly la butta sul ridere: “Avete visto i video degli atleti olimpici mentre mangiano con gusto i piatti italiani? Quella è cultura. Hanno provato la nostra cucina e tornati a casa loro si renderanno conto della differenza, andando a cercare gli originali. Quando presentammo il nostro portale alla Camera, con il senatore Centinaio e l’onorevole Cerreto sottolineammo l’importanza non solo della lotta ai falsi ma anche della promozione. Oltre alle tutele normative, dobbiamo fare cultura alimentare.”

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