Sta facendo discutere il recente accordo tra Stati Uniti e Argentina sulla tutela di prodotti made in USA con nome italiano destinati alla vendita nel paese del presidente Milei. È l’ultimo caso in ordine di tempo legato al fenomeno dell’italian sounding, una pratica di marketing che sfrutta l’assonanza di un prodotto con la nostra lingua e, a volte, anche l’uso del tricolore sulla confezione per far credere che provenga dallo stivale, quando invece è realizzato interamente oltreoceano.
“L’accordo fra l’amministrazione stelle e strisce e quella sudamericana – commenta Livio Buffo, ceo di Cenacoli e creatore del portale madenotinitaly.com, nato per segnalare casi di italian sounding – è l’ultimo colpo al nostro export. Il giro d’affari di prodotti taroccati nel Nord America è di circa 40 miliardi di dollari, soldi tolti alle nostre imprese: cosa accadrà in Argentina ora che sta arrivando la tutela dei finti italiani? Quanti soldi perderanno le nostre imprese? Mesi fa, assieme al sentore Centinaio e all’onorevole Cerreto, abbiamo denunciato il problema dell’italian sounding ma la situazione non è migliorata, anzi.”
“L’accordo Arti (Agreement on Reciprocal Trade and Investment) tra Washington e Buenos Aires – continua Buffo – prevede che quelle che in Europa sono denominazioni Igp siano al contrario considerate nomi comuni e quindi non tutelate, senza alcun ombrello normativo a proteggerle. Parliamo di nomi eccellenti e non solo italiani, perché il problema toccherà anche i francesi. Qui si scontrano due filosofie: quella europea della tutela e quella statunitense. Basti pensare che da loro esiste il Consortium for Common Food Names (CCFN), un'organizzazione che difende il diritto dei produttori di utilizzare termini alimentari considerati comuni o generici, in opposizione a quanto avviene in Europa.”
L’intesa fra i due paesi americani è in aperto contrasto con quanto previsto dall’accordo Ue-Mercosur che si propone, invece, di tutelare le stesse denominazioni protette di prodotti realizzati in Europa e in Italia. L’apertura degli argentini di fatto delegittima il Mercosur. Ci sono poi anche questioni sanitarie e politiche: “È un dato di fatto. Inoltre, si parla di tutta una serie di agevolazioni a livello di tariffe non garantite invece all’Italia. Ricordiamo che i nostri prodotti hanno prezzi importanti per il costo del lavoro in Italia, per la qualità della materia prima e per i controlli sanitari, oltre chiaramente alle spese di esportazione. Gli standard europei, ma soprattutto quelli tricolore, sono molto rigidi rispetto a quelli americani. Nel vecchio continente vige il principio di precauzione mentre gli USA adottano un approccio basato sul rischio comprovato: un ingrediente è spesso ammesso fino a quando non viene dimostrata la sua dannosità. Basta andare su Instagram per vedere i video di cittadini americani che mostrano prodotti locali con ingredienti vietati da noi, chiedendosi retoricamente il perché. Quale costa di meno secondo voi?”
“C’è poi una questione politica – aggiunge il Ceo di Cenacoli – In Italia la Lega si è opposta al Mercosur sostenendo una posizione a difesa dei produttori nostrani e della qualità degli alimenti ma se l’Argentina dovesse far saltare il banco di certo il partito di Salvini non festeggerà del tutto viste le ripercussioni sulle nostre aziende. A questo punto servirebbe una coesione parlamentare fortissima e un accordo con altri stati come la Francia per tutelare il nome, la qualità e l’export del vecchio continente.”
Livio Buffo è anche fondatore di oscarwine, uno dei siti più letti in Italia dedicati al vino, altro settore in crisi: “La questione dei dazi statunitensi non è chiusa e i danni alle cantine italiane li conosceremo tra poco, a un anno dal loro annuncio. Senza andare troppo lontano da casa nostra, toccherebbe sistemare alcune questioni riguardanti i nomi dei vini. Casi come quello del Prosek non sarebbero mai dovuti nascere. Se vogliamo difenderci oltreoceano, prima l’Europa dovrebbe pensare a tutelare internamente i suoi partner e i loro prodotti storici. Il problema non sono i tappi delle bottiglie di plastica…”
Infine, l’ideatore di madenotinitaly la butta sul ridere: “Avete visto i video degli atleti olimpici mentre mangiano con gusto i piatti italiani? Quella è cultura. Hanno provato la nostra cucina e tornati a casa loro si renderanno conto della differenza, andando a cercare gli originali. Quando presentammo il nostro portale alla Camera, con il senatore Centinaio e l’onorevole Cerreto sottolineammo l’importanza non solo della lotta ai falsi ma anche della promozione. Oltre alle tutele normative, dobbiamo fare cultura alimentare.”