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"La Carne dell'Eternità" di Melanie Francesca, un romanzo filosofico sull'anima nell'era delle macchine

giovedì 12 marzo 2026

4' di lettura

Il libro di Melanie Francesca, “La Carne dell’Eternità”, (Editoriale Giorgio Mondadori), è stato presentato alla Libreria Bocca di Milano, con Stefano Zecchi, Marco Salvati, Carlo Motta, Melania Rizzoli e l’autrice. Con La carne dell’Eternità Melanie Francesca propone un libro difficilmente classificabile nei generi tradizionali. Non è soltanto un romanzo di fantascienza, né un racconto metafisico, né un’opera di narrativa illustrata: è piuttosto un romanzo filosofico contemporaneo, in cui la storia diventa il luogo per interrogare il destino dell’uomo nell’epoca dell’intelligenza artificiale.

Il punto di partenza è una delle intuizioni più originali della narrativa recente: uno spirito umano si ritrova a vivere dentro il corpo di Caroline, un robot di nuova generazione. Da questa prospettiva ibrida — metà umana e metà artificiale — il narratore osserva la società contemporanea e il suo rapporto con la tecnologia. Non si tratta di un semplice espediente fantascientifico: è una vera e propria metafora del nostro tempo, in cui la coscienza sembra sempre più intrecciata con le macchine.

Un romanzo che pensa

Uno degli aspetti più interessanti del libro è che non rinuncia alla dimensione del pensiero. In un panorama narrativo spesso dominato da storie veloci e lineari, Melanie Francesca sceglie consapevolmente un’altra strada: inserire nel racconto momenti di riflessione diretta sulla spiritualità, sulla tecnologia e sulla crisi della modernità.

Questi interventi, che potrebbero apparire didascalici in un romanzo tradizionale, diventano qui parte integrante del progetto letterario. La carne dell’eternità si avvicina così a una tradizione molto precisa della narrativa europea: quella del romanzo-saggio, in cui la storia è inseparabile dalla riflessione.

Il critico Stefano Zecchi, più rivolto alla parte scritta, insiste sul lato complesso della materia: “È’ un libro complesso, mi hai sorpreso”-ha sottolineato Zecchi-“da te non mi
aspettavo una tale complessità. E proprio perchè così complicato bisogna stare attenti. Ma è difficile risolvere un libro così articolato, la trama si intreccia su più piani.

Bisogna leggerlo tenendo conto dei disegni che lo spiegano”. “I giovani lo capiscono bene” sostiene Melanie Rizzoli che da anni segue Melanie come moderatrice. “Melanie è bravissima, ha una scrittura lucida e tagliente, come dice Barbara Alberti. E il pubblico è quello dei giovani e giovanissimi, dovrebbe essere regalato a loro!”
Un libro dunque intricato per una generazione che non è cresciuta tra vampiri e Tim Burton. E infatti dopo la presentazione ufficiale alla libreria Bocca è volata alla sede di RTL102 per parlare proprio a quei giovani a cui si rivolge settimanalmente con gli amici della suite Niccolò, Simone e Francesca Cheyenne.

“Il mio cervello non funziona come un’autostrada come per la maggior parte degli scrittori neurotipici” dice Melanie. “funziona come un albero in cui tutte le sinapsi si accendono contemporaneamente in modo paratattico. C’è chi ragiona con un metodo deduttivo che mette in fila le cose con la logica razionale della causa effetto, ma io percepisco mondi in modo più intuitivo. Quindi il mio scrivere è atmosferico, a tinte forti e simboliche, come un film simile a twinlight o Sabrina della serie Netfix. Ci sono vampiri e diavoli, ma anche potenti storie d’amore.”

Fantascienza e metafisica 

La forza del libro sta soprattutto nella sua capacità di mettere in dialogo due immaginari che raramente si incontrano nella narrativa contemporanea: il transumanesimo e
l’intelligenza artificiale, le antiche concezioni spirituali dell’anima e della reincarnazione.

Nel mondo immaginato da Melanie Francesca gli spiriti disincarnati possono trovare nuovi corpi nei robot, mentre la memoria cosmica dell’Akasha viene descritta come una sorta di archivio universale delle esperienze umane.  Questa fusione tra spiritualità e tecnologia produce una distopia originale: il futuro non è soltanto una questione di progresso tecnico, ma anche una crisi dell’identità spirituale dell’uomo.

Alicia: la nostalgia della carne

Accanto alla figura dell’androide Caroline emerge uno dei personaggi più affascinanti del libro, Alicia. La sua storia, che attraversa i secoli e affonda nel Medioevo, introduce nel romanzo una dimensione gotica e tragica. Alicia è una vampira costretta a nutrirsi dell’energia degli altri per restare materiale.  In lei prende forma il tema centrale del libro: la nostalgia della carne. Se Caroline rappresenta la perfezione artificiale della macchina, Alicia incarna il desiderio primordiale della vita, la fame di esistere nella materia.

Una narrazione visiva 

Un elemento distintivo dell’opera è la presenza dei disegni dell’autrice, che accompagnano il testo. Queste immagini non sono semplici illustrazioni decorative: contribuiscono a costruire l’universo simbolico del romanzo. Il libro assume così la forma di un oggetto artistico, dove scrittura e disegno dialogano continuamente. La dimensione visiva rafforza il carattere visionario della storia, trasformando la lettura in un’esperienza che non è soltanto narrativa ma anche estetica. A questo proposito l’editore Carlo Motta ha dichiarato: “La scrittura di Melanie è imprescindibile dai disegni. E’ come se il suo linguaggio diventasse forma visiva e viceversa. Non si può capire la complessità di Melanie senza le sue opere. Vi ricordo infatti che Melanie è un artista e sta facendo un percorso artistico importante. Lei si definisce unìartista che scrive non una scrittrice che disegna. E questo mi pare essenziale.”

Un romanzo contro la superficialità del presente 

Nel corso della storia il narratore osserva la società contemporanea con uno sguardo critico: il consumismo, i social network, la trasformazione degli individui in ingranaggi di un sistema tecnologico. Queste riflessioni non sono semplici digressioni, ma il cuore del progetto del libro. Francesca utilizza la fantascienza per porre una domanda profondamente umana: che cosa resta dell’anima quando la vita diventa sempre più artificiale?

“La carne dell’Eternità” non cerca di essere un romanzo tradizionale. Piuttosto, si colloca nella linea delle opere che usano la narrativa per pensare il mondo. È un libro ambizioso, visionario, che intreccia filosofia, fantascienza e arte visiva per interrogare il rapporto tra l’uomo e la tecnologia. In un’epoca in cui la narrativa tende spesso al minimalismo, Melanie Francesca sceglie la strada opposta: affrontare le grandi domande sull’anima, sulla morte e sull’immortalità. Ed è proprio questa ambizione a rendere La carne dell’Eternità un’opera singolare nel panorama letterario contemporaneo.

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