La Sicilia cambia pagina nella gestione dei rifiuti puntando su tecnologia, sostenibilità ambientale e riduzione delle emissioni. I nuovi termovalorizzatori diPalermo eCatania, i cui progetti definitivi sono stati presentati a Palazzo d’Orléans, sede della Presidenza della Regione, vengono descritticomeimpianti tra i più avanzati e puliti d’Europa. Infrastrutture strategiche che puntano non soltanto a superare il sistema delle discariche, ma soprattutto a introdurre standard ambientali finora mai raggiunti nell’Isola. Il cuore del progetto è proprio nei parametri ambientali. I due impianti, infatti, sono stati progettati per trattare esclusivamente la parte non riciclabile dei rifiuti urbani, trasformandola in energia elettrica attraverso sistemi di combustione e filtraggio di ultima generazione.
L’obiettivo è ridurre drasticamente l’impatto ambientale del ciclo dei normative europee, con un monitoraggio continuo dei parametri ambientali. Proprio il controllo costante delle emissioni rappresenta uno degli elementi centrali dell’intero progetto, pensato per garantire trasparenza e sicurezza ambientale. Altro elemento innovativo riguarda il consumo d’acqua. I due impianti funzioneranno senza prelevare risorse dalle falde o dagli acquedotti pubblici. L’intero fabbisogno Qui a sinistra, i numeri principali relativi ai due impianti di Catania e Palermo. Sotto, un render del termovalorizzatore che sorgerà nella città di Catania.
In grado di trattare circa 300mila tonnellate di rifiuti all’anno, produrrà circa 235 GWh annui di energia elettrica, in grado di soddisfare il fabbisogno di circa 87mila famiglie. Anche per l’impianto di Catania, l’inizio dei lavori è previsto per la primavera del 2027 e il completamento stimato entro dicembre 2028. È progettato per avere emissioni di diossina stimate a livelli estremamente bassi, inferiori rispetto ad altri impianti di riferimento in Europa idrico sarà infatti coperto attraverso il recupero e il ricircolo interno delle acque: dalle piogge alle condense industriali, fino al riutilizzo di reflui già trattati per Catania e del percolato per Palermo. Una scelta che punta a ridurre al minimo l’impatto sulle risorse naturali, in un territorio che negli ultimi anni ha dovuto affrontare anche gravi emergenze legate alla siccità.
Sul piano energetico, i due termovalorizzatori avranno una capacità complessiva di trattamento pari a 600 mila tonnellate di rifiuti l’anno.
Dallo smaltimento verrà prodotta energia elettrica sufficiente a coprire il fabbisogno di circa 174 mila famiglie siciliane. Una parte dell’energia servirà poi ad alimentare gli stessi impianti, mentre la restante sarà immessa nella rete elettrica nazionale. La strategia regionale punta anche a ridurre il ricorso alle discariche, che oggi rappresentano ancora il principale sistema di smaltimento in Sicilia. Negli anni questo modello ha prodotto elevati costi economici e ambientali, aggravati dal trasferimento di migliaia di tonnellate di rifiuti fuori regione o all’estero, con lunghi trasporti su gomma e via nave, che ogni anno pesano sulle casse della Regione per oltre 100 milioni di euro. Con i nuovi impianti, la quota di rifiuti destinata alle discariche dovrebbe diminuire progressivamente fino ad arrivare, secondo le stime regionali, al 10% entro il 2030. Parallelamente, il nuovo Piano regionale dei rifiuti punta ad aumentare il recupero di materia fino al 65%, attraverso una rete di impianti dedicati alla selezione, al riciclo e al trattamento differenziato. Anche l’aspetto architettonico è stato progettato con attenzione all’inserimento ambientale. A Palermo, nell’area di Bellolampo, la struttura sarà integrata nel paesaggio con materiali e soluzioni che riducono l’impatto visivo. A Catania, invece, il progetto prevede la realizzazio.