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Rappresentanza datoriale, Capobianco (Conflavoro): “Misurarla con i CCNL applicati equivale a pesare i partiti con i like”

lunedì 13 luglio 2026

2' di lettura

L’accordo firmato il 10 luglio da 14 associazioni datoriali riapre il nodo della misurazione della rappresentanza all’indomani del decreto Primo Maggio. Senza una legge che individui criteri certi per definire le organizzazioni “comparativamente più rappresentative”, tra oltre mille contratti depositati al CNEL, il contenzioso cresce e il dumping contrattuale rischia di trovare scudo nei tribunali.

“Una vera legge sulla rappresentanza garantisce anche alle associazioni più piccole la possibilità di competere ad armi pari per diventare grandi e prevedere ciò che nessun accordo tra firmatari prevederà mai: la verifica periodica. La rappresentatività è un mandato che si rinnova o si perde, non un titolo a vita”, dichiara Roberto Capobianco, presidente nazionale di Conflavoro.

“Immaginate una legge che vieti la nascita di nuovi partiti perché privi di storicità consolidata, di appartenenza alle famiglie politiche europee e di una fondazione milionaria, e che ne misuri il peso non con i voti degli elettori, ma con i like sui social”, prosegue il presidente. “Nessuno la chiamerebbe legge elettorale: la definirebbe con il suo nome, una barriera. È questa la logica dei criteri scritti nell’accordo del 10 luglio — anzianità, appartenenza alle associazioni europee, welfare contrattuale — a cui si aggiunge la misurazione basata sui contratti applicati dalle imprese, non sulle aziende aderenti. Il like non è un voto e il contratto applicato non è un’adesione”.

“Il caso più eclatante è quello dei nostri cantieri”, incalza Capobianco. “Le imprese di Conflavoro Costruzioni, per ottenere il DURC, sono obbligate ad applicare il contratto dell’edilizia sottoscritto dalle associazioni più storiche, alle quali non hanno mai aderito: una distorsione normativa che deve essere corretta. Con il metodo dell’accordo, infatti, quelle imprese verrebbero conteggiate come espressione di consenso verso i firmatari che non hanno scelto”.

La Confederazione condivide il principio del trattamento equivalente — pieni benefici di legge a chi garantisce condizioni pari a quelle del contratto di riferimento — e l’esclusione dell’applicazione erga omnes dei contratti per via pattizia, in coerenza con l’articolo 39 della Costituzione. Ma ricorda che l’ordinamento indica già da trent’anni alcuni criteri di misurazione — imprese aderenti, presenza omogenea sul territorio, contratti nazionali e di secondo livello sottoscritti — tra i quali l’anzianità non è mai comparsa.

“Una legge richiederà anni, ma imprese e giudici non possono aspettare”, avverte Capobianco. “Nel frattempo, si sostituisca in ogni rinvio normativo la formula delle organizzazioni comparativamente più rappresentative con il riferimento al contratto più applicato del settore, verificabile fin da subito attraverso l’Archivio del CNEL e i flussi UNIEMENS. Se la diffusione vale per misurare le 14 firmatarie, deve valere anche per individuare il contratto di riferimento di ciascun settore".

“Al Governo chiediamo di aprire subito il confronto in sede ministeriale su tre pilastri: dati certificati da un soggetto terzo, apertura a ogni organizzazione attuale e futura, verifica periodica. Siamo pronti a contarci da domani mattina: la rappresentanza è un mandato da meritare, non un’eredità da difendere”, conclude il presidente di Conflavoro.

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