CATEGORIE

Bologna, quando le istituzioni dovrebbero attendere la giustizia prima della piazza

di Andrea Pasini mercoledì 22 luglio 2026

3' di lettura

Ci sono momenti in cui il silenzio istituzionale vale più di cento slogan. Non perché significhi disinteresse, ma perché rappresenta il rispetto di un principio fondamentale: la verità non nasce dall’emotività collettiva, bensì dall’accertamento dei fatti. La morte di Abderrahim Fakir ha inevitabilmente scosso Bologna. E non solo. Una tragedia che merita rispetto, sia dalla parte della vittima ,sia dalla parte degli operatori di polizia e dei sanitari che hanno operato, e anche va la vicinanza alla famiglia del defunto, perché ogni persona che perde la propria vita va rispettata e, soprattutto va rispettata l’indagine degli inquirenti rigorosa, capace di chiarire ogni aspetto della vicenda.

Ma proprio la delicatezza del caso avrebbe richiesto che chi rappresenta le istituzioni mantenesse una posizione di assoluto equilibrio. Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha scelto di promuovere una manifestazione alla quale hanno preso parte anche esponenti della comunità islamica cittadina e numerose associazioni. Una scelta politica che può essere letta sotto diversi punti di vista, ma che apre una domanda inevitabile: è opportuno che il primo rappresentante di una città assuma una posizione pubblica così marcata mentre la magistratura sta ancora lavorando per ricostruire i fatti? Un sindaco non è chiamato a stabilire responsabilità.

Il suo compito è garantire che tutti, cittadini e istituzioni, abbiano fiducia nella giustizia. Anticipare, anche solo sul piano simbolico, un giudizio che spetta esclusivamente ai magistrati rischia di indebolire proprio quel principio di imparzialità sul quale si fonda lo Stato di diritto. A questo si aggiunge un’altra riflessione. Chi organizza o promuove una manifestazione di queste dimensioni sa perfettamente che, accanto ai cittadini animati da intenzioni pacifiche, possono inserirsi gruppi che nulla hanno a che vedere con la richiesta di giustizia. A Bologna, la presenza di realtà antagoniste e anarchiche non era un’ipotesi astratta, ma un rischio concreto che avrebbe meritato una valutazione politica molto più attenta. Ed è ciò che, purtroppo, è avvenuto. La protesta è stata oscurata dalle immagini della devastazione: strade trasformate in campi di scontro, attività commerciali danneggiate, beni pubblici distrutti e decine di appartenenti alle forze dell’ordine rimasti feriti mentre cercavano di contenere i disordini. E mi permetto di dire perché lo penso che realmente: questi antagonisti anarchici, come sempre, si rivelano dei delinquenti, non delle persone che scendono pacificamente in piazza per rappresentare ciò in cui credono. Questo è doveroso sottolinearlo. La conseguenza più amara è che il prezzo di quelle violenze non verrà pagato soltanto da chi le ha commesse, ammesso che le paghi, cosa che reputo probabilmente molto difficile. Ogni vetrina infranta, ogni mezzo pubblico danneggiato, ogni intervento necessario per ripristinare la normalità verrà finanziato con risorse della collettività. Anche quei cittadini che non hanno condiviso la manifestazione, o che hanno scelto di restarne lontani, contribuiranno economicamente a riparare i danni provocati da una minoranza violenta, che andrebbe perseguita e arrestata. È indispensabile separare il diritto di manifestare dal diritto di devastare. Il primo è garantito dalla Costituzione. Il secondo non esiste e va punito con fermezza . Chi trasforma una protesta in guerriglia urbana tradisce la causa che dice di voler difendere e colpisce l’intera comunità. Allo stesso modo, è necessario ricordare che le forze dell’ordine non possono essere trasformate in imputati per decisione della piazza. Se vi saranno responsabilità individuali, sarà la magistratura ad accertarle, e solo lei: né il sindaco, né chi ha aderito alla protesta e, men che meno, quei banditi antagonisti anarchici che hanno distrutto la città.

Se emergeranno comportamenti corretti, sarà altrettanto doveroso riconoscerlo. È questo il significato della giustizia in uno Stato democratico: nessuno viene assolto o condannato in base all’emozione del momento. Le istituzioni esistono proprio per evitare che il sentimento prevalga sul diritto. Per questo un sindaco dovrebbe essere il primo a richiamare tutti alla prudenza, alla fiducia nella magistratura e al rispetto del lavoro delle forze dell’ordine fino a quando i fatti non saranno definitivamente accertati. Perché una città divisa dalle contrapposizioni politiche può sempre ritrovare unità. Una città che smette di credere nell’imparzialità delle proprie istituzioni, invece, rischia di perdere qualcosa di molto più prezioso: la fiducia nello Stato.

tag

Ti potrebbero interessare

FIEG e Sindacati degli edicolanti incontrano il Sottosegretario Barachini. Riffeser: le edicole costituiscono il presidio territoriale del pluralismo informativo

La Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) e le Organizzazioni Sindacali degli edicolanti (SNAG, SINAGI, FENAGI, UI...

Giustizia tributaria, Pres. Carolina Lussana: "La nomina dei primi 173 magistrati tributari è una tappa storica"

Si è svolto oggi a Roma, presso la Biblioteca Nazionale, l’incontro di presentazione con i 1...

ACEA, ASSONAUTICA ITALIANA E OSSERVATORIO NAZIONALE TUTELA DEL MARE INSIEME PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE DELLA BLUE ECONOMY

Acea, Assonautica Italiana e Osservatorio Nazionale per la Tutela del Mare (ONTM) hanno sottoscritto oggi un Protocollo ...

Enel Mese Light, bolletta della luce con prezzi bloccati per due anni e il primo mese gratis

Chi gestisce le spese di casa sa bene quanto possa essere frustrante aprire una bolletta e trovare un importo diverso da...