Non ti aspetteresti mai di vedere un cortometraggio così ricco di amore e di silenziosi passaggi che portano luce e riflessioni nell'animo umano. Ma Cecilia Miniucchi è una regista che sa mettere in scena il “gioco” al massacro che si vive durante una guerra, puntando a una storia molto intensa. Vince il Premio Kinéo come Miglior Cortometraggio perché se lo merita. Ambientato a Firenze, in Piazza Santa Croce, racconta la storia di una giovane donna (interpretata da una bravissima Gaia Bottazzi) che assiste alla morte del suo promesso sposo, ucciso dall'esplosione di una mina. Da quel momento la sua vita rimane sospesa.
Cecilia, quando è nata l'idea di questo corto profondamente legato alla difficoltà di sopravvivere a un amore?
“La prima idea di fare un film venne alla sceneggiatrice Katherine Schimmel che, nel 2012, fu ispirata dalle sue stesse brevi conversazioni con la statua di Dante. Terminata la sceneggiatura, unì i frammenti di storie vissute durante la guerra a Firenze. Altre idee sono poi nate preparando e girando il film.”
Ha raccontato una storia che fa riflettere. È importante lo sguardo di Dante, che diventa il punto di riferimento per questa giovane donna...
“È così! Con la consuetudine delle sue cene ogni sabato allo stesso ristorante e nella stessa piazza, lo sguardo di Dante diventa un faro che la guida lungo il percorso inesorabile e irrimediabile della sua giovane vita, che continuerà fino alla vecchiaia.”
Intanto passano gli anni e lei è sempre lì: stesso tavolino, stesse speranze. Quanto possono far male i ricordi di un amore perduto a causa della guerra?
“Molto. Ormai lei è diventata di pietra come la statua. Il dolore e i ricordi di un accaduto così traumatizzante e indimenticabile possono durare tutta la vita. È una ferita che non si rimarginerà mai.”
Lei ha dichiarato: «Ogni guerra lascia dei danni immensi, come la violenza». Ce ne parla?
“Sono per la pace e odio ogni forma di violenza e la sua dannosa inutilità. Si potrebbe risolvere qualsiasi problema al mondo con altri mezzi. Sedendosi a tavolino, con amore e comprensione. Non un'utopia. Una necessaria evoluzione.”
Purtroppo siamo in un momento in cui la guerra è vicina a tutti noi. Il suo cortometraggio, trovo, sia un messaggio di dolore e di coraggio, ma anche di rinuncia all'amore.
“La guerra affligge qualsiasi essere umano che sia sensato e sensibile. Credo che tutti siano poi d’accordo sul fatto che la guerra non porti mai a nulla di buono e che la violenza generi altra violenza. Vincere distruggendo una nazione o eliminando un’intera popolazione credo sia profondamente malvagio.”
Oggi, cosa è cambiato anche nella mente e nel cuore delle donne?
“La storia ci racconta da sempre che sono esseri forti, provati da grandi dolori e perdite. E hanno un’enorme capacità, direi innata, di sopportare e amare, che le rende vittime della guerra nel senso più profondo.
Credo che per generazioni e generazioni le donne, nella loro vera essenza, siano rimaste le stesse, mentre cambia solo il mondo che le circonda. Chapeau a tutte le donne che hanno dovuto sopportare le guerre e le loro atrocità.”
Come la nostra protagonista? La sua storia mi ha commossa, in ogni inquadratura si legge il rimpianto. È riuscita a unire la lacrima al sorriso in modo geniale.
“Molte donne si adattano ai tempi perché devono farlo. Ogni generazione pensa che sia la migliore, ma in realtà il passo e la velocità con cui si verifica ogni innovazione tecnologica credo non siano mai stati così rapidi. Spesso è difficile sentirsi completamente in piedi e su terra ferma.”
In futuro?
“Sì, spero di fare film e poi, ancora film.”
Credo che un nuovo film lo abbia appena terminato. Confessi...
“Sì, abbiamo appena fatto un nuovo film che uscirà in Italia questo novembre con Cristiana Capotondi, Stephen Dorff e Radha Mitchell. È un film americano girato però interamente a Roma e in Umbria e si intitola “No Place Like Rome”. Abbiamo altri due progetti in cantiere che annunceremo, spero, a breve.”
E se approfondisse con un altro film anche la storia con cui ha vinto il prestigioso Premio Kineo, che ritirerà il 4 settembre al Lido di Venezia, magari partendo dall'inizio?
“Sì, ne abbiamo parlato e stiamo cercando i finanziamenti per poterlo fare. Mentre giravamo in Piazza Santa Croce, a Firenze, parecchie persone che passavano per caso si sono fermate, alcune commosse dai ricordi di guerra, e ci hanno chiesto di farne un lungometraggio. Ora ce lo auguriamo!”