Denunciare le disparità nell’accesso alle cure tra i diversi Stati del mondo, sensibilizzando contro una patologia che ogni anno colpisce nel nostro Paese oltre 55mila donne: il tumore della mammella. È l’obiettivo che si pone “Tutte o Nessuna”, cortometraggio scritto e diretto da Giovanni B. Algieri presentato nella cornice della 83esima Mostra del Cinema di Venezia. Il Lido, che in questi giorni ha i riflettori del mondo puntati su di sé per la presenza delle star internazionali del grande schermo, diventa così un luogo perfetto per poter diffondere un messaggio: accelerare i tempi per l’effettiva disponibilità di terapie per le pazienti, che non hanno un secondo da perdere.
In Europa, infatti, trascorrono in media 578 giorni tra l’approvazione di un nuovo farmaco da parte dell’Ema e la sua messa a disposizione per chi ne ha bisogno. In Italia il tempo medio supera i 486 giorni, in Germania i 128, in Portogallo gli 800. Ecco quindi che diventa cruciale garantire la disponibilità tempestiva dei medicinali e ridurre la disparità nell’accesso alle terapie.
La malattia e il desiderio di ribellarsi all’ingiustizia della burocrazia
“Tutte o Nessuna” racconta proprio questo: il diritto alla cura e all’alleanza terapeutica, sottolineando allo stesso tempo l’importanza della prevenzione e di una veloce presa in carico delle pazienti. Con sensibilità e delicatezza, il corto mostra l’impatto che i ritardi nell’accesso alle terapie e gli ostacoli burocratici possono avere sulla vita delle persone, prendendo spunto da storie vere di donne che hanno condiviso il loro calvario, tanto in termini di salute quanto a livello psicologico e familiare. La protagonista di “Tutte o Nessuna”, interpretata da un’intensa Donatella Finocchiaro, scopre infatti di avere un carcinoma mammario metastatico per cui all’estero esiste una terapia che può donarle anni di vita, migliorando la qualità della convivenza con la malattia. Il farmaco in questione, però, non è disponibile in Italia e ci vorrà tempo prima che varchi le frontiere del nostro Paese. Un tempo che la protagonista non ha.
Il figlio Valerio, che ha il volto del giovane Filippo Librando, non si arrende all’ingiustizia insita nella disparità di accesso alle cure e riesce ad attirare l’attenzione della politica con un video che diventa virale sui social. Da questo momento in poi le istituzioni, incarnate in Violante Placido, si smuovono per accelerare i tempi di approvazione del farmaco che sì, finalmente giunge anche in Italia, ma senza essere rimborsabile. Le donne che vorranno usufruirne dovranno quindi pagare di tasca propria le cure, che hanno dei costi stellari.
Violante Placido: “La politica acceleri l’accessibilità alle cure”. Donatella Finocchiaro: “Che si parli dei progressi della ricerca anche al cinema”
Sono tanti i temi che si intrecciano in questo corto-denuncia, prodotto dal Creative Producer Jonathan Elia per IMMAGINAZIONE APS e Summeet e realizzato con il sostegno della Calabria Film Commission nell’ambito dell’iniziativa We Breast “Nuove frontiere terapeutiche nei tumori della mammella”. Il lato umano e relazionale abbraccia quello politico, scontrandosi con la lentezza e la macchinosità della burocrazia, come ha sottolineato il regista, Giovanni B. Algieri, durante la conferenza stampa di presentazione.
“Lanciare in anteprima ‘Tutte o Nessuna’ a Venezia spero porti fortuna a un progetto che merita di circolare, soprattutto per l’importanza del suo messaggio”, ha aggiunto il regista. “L’accesso alle cure è un principio fondamentale di uno Stato di diritto e, quando si parla di salute, anche un solo giorno può fare la differenza”.
Concetto rimarcato anche dalle due attrici protagoniste. Violante Placido ha affermato che per lei è stato importante prendere parte al progetto perché ha significato “dare un contributo a una causa attuale e su cui bisogna mantenere l’attenzione alta. La sfida della politica è quella di accelerare il più possibile l’accessibilità alle cure a tutti, impegnandosi affinché siano economicamente sostenibili”.
Donatella Finocchiaro ha invece confessato che non avrebbe voluto interpretare il personaggio assegnatole, perché sapeva che sarebbe stato un ruolo molto intenso. “Mi immergo nella storia e poi devo farci i conti”, ha detto con un sorriso durante la conferenza stampa. “Alla fine ho accettato, perché ho sentito il dovere morale e sociale di affrontare un personaggio come questo, che si ritrova davanti alla malattia. Non è stato difficile vestirne i panni: ho attinto dall’esperienza di mia madre, venuta a mancare nel 2008 proprio per un tumore”, ha raccontato. “Di fatto per me è stato un viaggio a ritroso. Ricordavo molto bene la forza di mia madre, che ha voluto resistere e curarsi per tanti anni. A noi figli diceva sempre ‘Non è un problema, venite prima voi’. Oggi finalmente la ricerca scientifica ha fatto enormi passi avanti lavorando sulla prevenzione, quindi che se ne parli, anche attraverso il cinema e tramite un’occasione come la Mostra di Venezia”.
La deputata Loizzo: “L’innovazione terapeutica ha valore soltanto quando diventa accessibile a tutte”
Girato a Corigliano-Rossano, in provincia di Cosenza, “Tutte o Nessuna” annovera nel cast anche William Baldwin, da anni attivamente impegnato a sostegno della ricerca contro il cancro, Paolo Mauro e Carmine Alfano. Il corto ha ottenuto il plauso dell’Onorevole Simona Loizzo, Capogruppo della XII Commissione Affari Sociali alla Camera dei Deputati e Presidente dell’Intergruppo Parlamentare “Nuove frontiere terapeutiche nei tumori della mammella”.
“Per una donna che affronta un carcinoma mammario, il tempo non è un dettaglio burocratico: può incidere sulle possibilità di cura e sulla qualità della vita”, ha affermato. “‘Tutte o Nessuna’ ci ricorda che l’innovazione terapeutica ha valore soltanto quando diventa accessibile a tutte, senza ritardi né disuguaglianze”.