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Milano ferita dalla violenza: non è protesta, è delinquenza. Gentaglia che va punita con il carcere. Solidarietà alle forze dell’ordine

di Andrea Pasini domenica 18 ottobre 2026

4' di lettura

Una città devastata nelle strade e nell’anima, agenti aggrediti, vetrine distrutte e scene di inaudita violenza. Quando la protesta diventa devastazione, non esistono giustificazioni: la violenza va condannata senza se e senza ma.
Milano porta i segni di una giornata che lascia rabbia, amarezza e un profondo senso di vergogna. Le immagini circolate sui social e raccontate dai media, con scene di scontri, aggressioni e devastazione, restituiscono il volto più brutale di una violenza che nulla ha a che vedere con il diritto di manifestare.
Tra le immagini che più ci hanno colpito c’è quella del funzionario di polizia colpito alla testa. Una scena dolorosa, che ci ricorda quanto possa essere alto il prezzo pagato da chi indossa una divisa e ogni giorno è chiamato a garantire la sicurezza dei cittadini, spesso mettendo a rischio la propria incolumità.
Gli operatori delle forze dell’ordine, secondo le ricostruzioni diffuse, sono stati bersaglio di lanci di pietre e di altri oggetti. Agenti feriti, alcuni anche gravemente, mentre cercavano di fronteggiare situazioni di estrema tensione. Donne e uomini che si sono trovati esposti a una violenza che non può e non deve essere minimizzata, giustificata o derubricata a semplice eccesso di piazza.
Chi aggredisce un agente, chi lancia pietre contro le forze dell’ordine e chi mette deliberatamente a rischio la vita altrui non sta esercitando il diritto di protesta: sta compiendo atti che devono essere accertati e perseguiti con rigore. Questa gentaglia va fatta marcire in galera.
A rendere ancora più grave il quadro sono le devastazioni che hanno colpito le attività commerciali. Vetrine prese a sassate, negozi danneggiati, colpi inferti con oggetti contundenti e, secondo quanto denunciato, tentativi di forzare gli ingressi con piedi di porco per sottrarre merce. Episodi che non hanno nulla a che vedere con una manifestazione pacifica: sono comportamenti che danneggiano lavoratori, commercianti e cittadini estranei agli scontri. Sono azioni di guerriglia che vanno condannate con fermezza.
Dietro ogni vetrina distrutta c’è il lavoro di qualcuno. Dietro ogni serranda danneggiata ci sono sacrifici, investimenti, famiglie che cercano di costruire il proprio futuro. Non si può invocare una causa, qualunque essa sia, per trasformare le strade in un campo di battaglia e colpire indiscriminatamente chi vive e lavora in città.
Milano non è soltanto una città ferita materialmente. È una città ferita nell’anima. Perché la violenza non distrugge soltanto beni e spazi pubblici: mina il senso di sicurezza, alimenta la paura e lascia nelle persone la sensazione dolorosa che il rispetto delle regole e della convivenza civile possa essere spazzato via dalla prepotenza di pochi.
È una vergogna che deve essere condannata senza esitazioni e con fermezza.
Gli italiani sono stanchi di chi si nasconde dietro una manifestazione per aggredire, devastare e saccheggiare. Gruppi violenti, anche riconducibili ad ambienti estremisti o eversivi, non possono trovare alcuna legittimazione né alcuna indulgenza. Chi si travisa per sottrarsi all’identificazione e colpisce persone e cose deve essere individuato e chiamato a rispondere delle proprie azioni davanti alla giustizia, che deve essere irreprensibile di fronte a questi veri e propri delinquenti.
Le responsabilità sono individuali e devono essere accertate senza pregiudizi, ma anche senza sconti. Chi commette reati deve affrontarne le conseguenze previste dalla legge. Non per spirito di vendetta, ma per una ragione essenziale: in uno Stato democratico la libertà non può diventare il pretesto per calpestare quella degli altri.
Non esiste alcuna causa che possa giustificare un’aggressione. Non esiste alcuna rivendicazione che possa rendere accettabile la devastazione. Non esiste alcuna protesta che autorizzi a mettere in pericolo la vita di un altro essere umano.
Di fronte alle immagini degli agenti aggrediti, alle ferite riportate e alla violenza riversata sulle strade di Milano, il sentimento che prevale è quello di una profonda indignazione. Sono scene che colpiscono nel profondo e che non possiamo archiviare con superficialità. Dobbiamo ricordarle proprio per non abituarci alla violenza, per non considerarla inevitabile e per non permettere che diventi parte della normalità.
Un pensiero particolare va a tutte le donne e a tutti gli uomini delle forze dell’ordine che hanno affrontato quei momenti difficili. A chi è rimasto ferito, a chi ha rischiato la propria vita e a chi, anche dopo giornate come questa, continuerà a svolgere il proprio servizio per garantire la sicurezza della collettività.
A loro va la nostra più sincera vicinanza, la nostra gratitudine e la nostra solidarietà. Sono servitori dello Stato che meritano rispetto, non aggressioni; sostegno, non indifferenza; riconoscenza, non il silenzio di fronte alla violenza subita.
Eroi in divisa, donne e uomini che troppo spesso si trovano in prima linea, esposti a rischi che molti cittadini non sono costretti ad affrontare. Difendere la loro incolumità significa difendere anche lo Stato, le istituzioni e il diritto di tutti a vivere in una società sicura.
Milano ha diritto di rialzarsi. I suoi cittadini hanno diritto alla sicurezza, i commercianti hanno diritto di lavorare senza paura e chi indossa una divisa ha diritto di tornare a casa senza essere aggredito.
La violenza non è coraggio. La devastazione non è libertà. L’aggressione non è dissenso.
È arrivato il momento di dirlo con forza, senza ambiguità e senza doppi standard: la violenza va condannata sempre, da chiunque venga commessa e qualunque bandiera pretenda di giustificarla.
Perché una democrazia si difende con le idee, con il confronto e con il rispetto delle regole, non con le pietre, le spranghe e le vetrine infrante.
E perché una città come Milano merita rispetto, non di essere messa a ferro e fuoco da banditi extracomunitari, da esponenti dei centri sociali politicizzati e anarchici e da chiunque, vigliaccamente, si travisi il viso per aggredire lo Stato e devastare le città.
Vergogna! Gentaglia senza attributi, vigliacchi senza onore né rispetto. Ominicchi che nel branco trovano una forza e una ribellione, ma che, da soli, sono solo dei poveracci inetti.
Ancora vergogna! Siamo stufi, stanchi e incavolati di questi delinquenti senza onore, che vogliamo vedere rinchiusi dove devono stare, e cioè assicurati alle patrie galere.

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