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Deceduto Tinto Brass, il Maestro dell'Eros

di Annamaria Piacentini venerdì 6 novembre 2026

5' di lettura

Avevo avuto la fortuna di conoscerlo e di intervistarlo. Tinto Brass era unico: un bravo regista, ironico e amante delle donne e dell'eros. Laureato in Giurisprudenza, sin da giovanissimo era stato attratto dal cinema. Ma non ha mai girato film banali: aveva coraggio e talento, era convinto che il sesso fosse il miglior alleato dell'uomo. Le uniche donne che non gli piacevano erano le false bigotte, che andavano a vedere i suoi film sognando di trovarsi anche loro in situazioni sessuali da sballo, per poi nascondersi sotto il falso moralismo. Quando ci fu il Covid, lo intervistai e dette un consiglio ai lettori: “Non perdete tempo, – disse – approfittate del fatto che non potete uscire e fate sesso, è la migliore cura”. Tra i suoi film “La chiave” ebbe un grande successo. Ad interpretarlo fu Stefania Sandrelli. Mi raccontò che all'inizio aveva pensato a Sophia Loren. Le telefonò, e l'attrice con molta educazione gli rispose che doveva chiederlo al marito, il produttore Carlo Ponti. Non fece in tempo a farlo, perché arrivò subito una telefonata di Ponti: “Ma come si permette di proporre a mia moglie questo ruolo? – Disse – Ma cosa ha nel cervello, lo sperma?”. “Non ci rimasi male, – raccontò – me lo aspettavo. Poi mi venne in mente la Sandrelli che consideravo una bravissima attrice e fu la scelta perfetta”. Tanti film, tanti sogni, come quello del festival di Venezia che nella passata edizione gli aveva dedicato la sera dell'apertura con un suo film “Con il cuore in gola”. Terminato il film arrivarono 5 minuti di applausi, che Tinto raccolse in video. Il regista era nato il 26 marzo del 1933 a Venezia, lascia due figli Beatrice e Bonifacio e la seconda moglie Caterina Varzi, psicoterapeuta ed ex avvocato. Il nostro ricordo? Quando passeggiava per le strade del Lido di Venezia in occasione del festival vestito in modo elegante e fumando il suo sigaro. Non potevi non amarlo: Tinto era unico!

Di seguito l’intervista uscita il 15 febbraio 2021 su Libero

Sesso e volentieri. Questo è sempre stato il pensiero del regista dell'Eros Tinto Brass, milanese, 89 anni ,30 film girati e 29 censurati. Ma nel 2013 con “La vacanza”, al festival di Venezia ha preso il premio della critica: “Amo l'amore, non la violenza”, si è sempre giustificato. Sposato con la bellissima Caterina Varzi, psicoterapeuta e avvocato, a gennaio è stato cinque giorni al pronto soccorso per un'ischemia, dove non poteva entrare nessuno causa Covid. Così, Caterina si è attivata, e con l'Avvocato Rita Rossi ha scritto una lettera alla direzione che ha mandato il regista   al reparto Scompensi cardiaci. Ed eccolo qui Tinto, è tornato nella sua casa più in forma che mai.

Maestro Brass, per fortuna sta benissimo: legge, guarda i suoi film preferiti e continua a fumare il sigaro. Come re dell'Eros pensa anche all'amore?

“Sì, certo, lo confesso. Non voglio sembrare un vecchio patetico, ma ho immagini erotiche di giorno e di notte. Nella mia mente, spesso rivedo le scene dei miei film”.

L'erotismo è solo nella sua mente?

“Non solo. Ho ripreso a parlare e a convivere con l'amore, l'erotismo aiuta a superare ogni cosa, e per me, continua ad essere una parte vitale delle mie giornate”.

Gli anni passano ma parlare di sesso suscita sempre delle illazioni. Eppure, per vedere i suoi film, davanti ai cinema c’è sempre stata la fila.  Quindi, il nostro è un mondo di bigotti?

“E' solo ipocrisia.  A queste persone consiglio di vivere con la libertà di pensiero come segno di ribellione   alle mille tradizioni ammuffite che costringono a una vita senza sogni. Date un taglio a una mentalità che non vi da nulla in cambio”.

È favorevole all'omosessualità maschile e femminile?

“L'omosessualità è un modo di essere. Ma siamo tornati indietro nel tempo, quando la parola omosessuale non si poteva pronunciare, Mi ha colpito la notizia lanciata da una Asl   che considera   l'omosessualità tra le cause che potrebbero favorire il Covid”.

Nei suoi film ha raccontato ogni sfaccettatura dell’omosessualità: giusto?

“Sì, l'ho fatto. Pensi che in Cina sono diventato l'icona dell'omosessualità maschile a causa del continuo uso dei falli in alcune scene dei miei film. Una volta Moretti nel ricordare questa cosa mi disse: Tinto, da Maestro dell'eros sei diventato un'icona gay. Bene, pensai, ma ho anche firmato la bellezza femminile dei paesi orientali, staccandomi dalla morale corrente”.

Se parliamo di morale, possiamo anche toccare la politica, non le pare?

“Non penso che tutto questo movimento porterà ad un cambiamento importante. Draghi non ha la bacchetta magica per risolvere la crisi economica e sanitaria del nostro Paese in poco tempo., Sarà costretto a governare con una maggioranza risicata. Io ragiono per immagini”.

E cosa vede?

“Questa crisi di Governo è stata la rappresentazione più grottesca di una politica fatta da molti cialtroni che si sono attaccati a Draghi per prenotarsi una poltrona. Ciò consentirà alla Destra di rafforzarsi, mentre la Sinistra dovrà rassegnarsi, sarà penalizzata”.

A proposito di cialtroni, una volta ha dichiarato: meglio un culo, che una faccia da culo. Oggi, di chi potrebbe essere quella faccia?

“Considerando come sono andate le cose, ci sono tante facce di....”

Perché non fa un film a tema?

“Ci sto pensando. Al momento mi diverte l'idea di un simpatico produttore napoletano che mi ha offerto di girare “Vertigini”, da remoto, così non mi stanco. Ma ho in mente una storia che mi interessa”.

Quale?

“Sul sistema denunciato da Palomara per scoraggiare le complesse dinamiche tra potere politico e magistratura. Un argomento che mi ha colpito dopo le recenti dichiarazioni di mia moglie sulle molestie subite, negli anni '90 da un giudice in un tribunale di Catanzaro, dove. esercitava la professione di avvocato. È andata per una pratica di lavoro, dopo aver preso un appuntamento, lui l'ha fatta entrare e poi ha chiuso la porta a chiave per tentare un approccio. Caterina è riuscita a fuggire.”

Prima di chiudere un saluto a chi?

“Va al Direttore Feltri, un uomo che stimo a cui auguro ardore e gioia di vivere: Quis contra nos? (chi contro di noi?) è diventato anche il mio motto. Ma come diceva D’Annunzio: La sorte mi ha fatto principe della giovinezza sulla fine della mia vita. Non è meraviglioso? “

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