Inchiesta bufala

Lobby Nera, Fidanza "archiviato": il fango di Fanpage e Piazzapulita

Paola Ferrari

La "lobby nera" era un tarocco. La Procura di Milano ha messo ieri la parola fine alla pseudo inchiesta giornalistica condotta da Fanpage e andata in onda alla vigilia delle elezioni amministrative del 2021, terremotando il partito di Giorgia Meloni, all'epoca l'unico all'opposizione del governo Draghi. Un segugio del blog napoletano, Salvatore Garzillo, millantando di essere un imprenditore, pieno di cimici e telecamere nascoste era entrato in contatto con alcuni esponenti di Fratelli d'Italia lombardi, ad iniziare dall'eurodeputato Carlo Fidanza. Con un sapiente "taglia e cuci" era stato mandato in onda un video in cui i "fascisti" sarebbero stati pronti a prendere delle mazzette. Fidanza e soci erano stati allora iscritti nel registro degli indagati per finanziamento illecito ai partiti e riciclaggio. Tutto finto.

 

 

 

All'esito degli accertamenti «bisogna concludere nel senso dell'insussistenza delle ipotesi di reato formulate perché dalle indagini svolte non sono emersi elementi in grado di confermare quanto emerso dai video». Insieme a Fidanza erano stati indagati anche l'eurodeputato della Lega Angelo Ciocca, il consigliere lombardo Massimiliano Bastoni e la consigliera comunale milanese di Fratelli d'Italia Chiara Valcepina. Per realizzare questo flop Garzillo era entrato in contatto con Roberto Longhi Javarini "il barone nero", espulso da FdI e anche condannato a due anni di reclusione per apologia del fascismo. Era stato Jonghi, come emergeva da uno dei video, a presentare Fidanza al cronista "infiltrato speciale" al quale l'eurodeputato aveva spiegato che poteva contribuire alla campagna elettorale di Valcepina, all'epoca candidata come consigliera, versando sul conto corrente o «se è più comodo fare del black», del "nero". Jonghi, sempre nei video, aveva poi parlato di una «serie di lavatrici» per i finanziamenti. Perla Procura avrebbe potuto «trattarsi di un progetto futuro», anche se il "barone nero" diceva in uno dei video che si trattava «di un sistema già utilizzato». Però, si legge ancora nella richiesta di archiviazione, «va dato atto che di ciò non è stata rinvenuta alcuna conferma».

 

 

 


Repubblica dedicò l'apertura del giornale allo "scoop" e Angelo Bonelli, di Alleanza verdi e sinistra, andò direttamente in Procura per presentare un esposto alludendo anche a rapporti degli esponenti di FdI con la mafia. Giorgia Meloni, prima di prendere provvedimenti su esponenti del suo partito, chiese immediatamente a Fanpage di aver tutti i video per vedere se vi fossero state delle manomissioni, senza ottenere mai risposta. «Le risultanze» dell'inchiesta «non hanno restituito riscontri convergenti e concludenti» per «sostenere l'accusa in giudizio», scrivono quindi i magistrati. Le affermazioni di Fidanza e Jonghi, spiega ancora il pm, «sul sistema di riciclaggio e illecito finanziamento ai partiti» non hanno nemmeno «trovato riscontro nelle indagini svolte sull'attività del commercialista» Mauro Rotunno, anche lui indagato e che, «a dire dei due, avrebbe dovuto avere un ruolo chiave». Le indagini erano state condotte dalla guardia di finanza e coordinate dall'aggiunto Maurizio Romanelli. La richiesta di archiviazione dovrà ora essere valutata dal gip Alessandra Di Fazio. Fidanza, difeso dall'avvocato Enrico Giarda, si era subito autosospeso dagli incarichi nel partito. La richiesta di archiviazione riguarda anche Lali Panchulidze, presidente dell'Associazione culturale internazionale ecumenica cristiana Italia Georgia Eurasia, e Riccardo Colato, esponente di Lealtà Azione.