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Referendum giustizia, si vota il 22 e 23 marzo. Il fronte del "No" promette battaglia

di Redazione lunedì 12 gennaio 2026

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2' di lettura

Il Consiglio dei ministri ha deciso il giorno del voto sul referendum giustizia, che si terrà domenica 22 e lunedì 23 marzo. Gli italiani chiamati alla fine di marzo a decidere sulla riforma. Ma non solo: nelle stesse date si voterà anche per elezioni suppletive. La data risulta un compromesso tra il primo marzo, giorno caldeggiato dalla maggioranza, e il mese di aprile invocato dall’opposizione. Ma è una data che comunque scontenta i comitati per il No, che annunciano battaglia.

Per i comitati per il No, il centrodestra avrebbe sfruttato le richieste già depositate dai parlamentari che sono state ammesse in Cassazione lo scorso 18 novembre. Secondo la legge, il referendum deve essere indetto entro sessanta giorni "dall'ordinanza che lo abbia ammesso". Ma un'ordinanza c'è già, ed è quella proprio dei parlamentari. Quindi non è necessario attendere l’esito della raccolta firme: anzi, la data andava obbligatoriamente fissata entro il 17 gennaio. Su questo punto, però, i promotori del No non sono d'accordo e così hanno già annunciato di fare ricorso al Tar del Lazio con cui chiederanno la sospensione d'urgenza degli effetti della delibera.

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La raccolta firme resta formalmente in piedi. Ma nè svuotata di significato. Il motivo? Il quesito proposto dai 15 giuristi che hanno lanciato la raccolta firme è diverso da quello (già ammesso) dei parlamentari, in quanto elenca uno per uno i sette articoli della Costituzione modificati dalla riforma. I promotori del No dovranno attendere il decreto con cui il presidente della Repubblica convocherà ufficialmente le urne per rivolgersi al Tar.

"Il governo ha deciso di ignorare la Costituzione che concede tre mesi per la proposizione del referendum e la prassi applicativa che ne è conseguita da decenni", ha dichiarato Carlo Guglielmi, portavoce dei 15 promotori della raccolta firme online sul referendum costituzionale sulla giustizia, aggiungendo: "Informeremo domani il presidente della Repubblica e i Comitati promotori parlamentari delle nostre iniziative a tutela della legalità repubblicana in tutte le sedi giudiziarie che la Costituzione prevede". "Ovviamente qualunque nostra futura azione giudiziaria potrà essere accolta oppure respinta - sottolinea - Ma questo è il vero punto della questione ed è ciò che ci distingue dalle recenti dichiarazioni di vari membri del consiglio dei ministri".

"Per il governo il bene da imporre è un giudice che dia loro ragione, per noi il bene da tutelare è un giudice imparziale che decida autonomamente", conclude Guglielmi sottolineando che "la raccolta delle firme non solo ovviamente continua ma ciò che è accaduto oggi è l'ulteriore e definitivo motivo per cui occorre firmare e far firmare". 

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