Il suicidio di Raul Gardini "è un mio rimorso", perché "non fui abbastanza convincente che la sua vita quel giorno non sarebbe finita". Antonio Di Pietro, ex magistrato di Mani Pulite, intervistato da La Stampa ripercorre uno degli episodi più drammatici di Tangentopoli. Un episodio che molto racconta dei riflessi della cattiva giustizia sulla vita delle persone, a 3 giorni dal referendum del 22 e 23 marzo.
Gardini "sarebbe stato fondamentale, si era impegnato ad aiutarci a completare l'accertamento circa gli ulteriori destinatari della tangente Enimont", ricorda ancora Di Pietro, che sul tema del referendum sulla Giustizia aggiunge: "Non è vero che la riforma riduce l'autonomia e l'indipendenza della magistratura". "Ieri, oggi e domani un'inchiesta tipo Mani Pulite si potrà fare", aggiunge sottolineando che "quando eravamo al governo, mi riferisco al Romano Prodi del 2008, io ministro delle Infrastrutture, noi stavamo già facendo la separazione delle carriere, un ddl in questo senso fu votato alla Camera".
Però, aggiunge Di Pietro "fu inquisita la moglie di Clemente Mastella, che era Ministro della Giustizia, lui si dimise, cadde il governo e la riforma non la terminammo". Con il suo appoggio al Sì al referendum "sono coerente con me stesso", ha spiegato Di Pietro, secondo cui l'anomalia è che sia contraria alla riforma "soprattutto la dirigenza dell'Anm, un'associazione privata che s'è fatta potere dello Stato e non vuole perdere il controllo del Csm". "Da lì le correnti governano la magistratura, con il sorteggio si spezza il legame".
In ballo c'è anche la credibilità delle toghe. "Ci sarà una ragione se ai miei tempi il 98% degli italiani aveva fiducia in noi e oggi sono meno della metà. Certamente ciò è dovuto a una certa classe politica che invece di difendersi nei processi si è difesa dai processi. Certamente è dovuto a un'informazione che per alcuni versi è stato settaria. Però è mai possibile che la magistratura non riesca a fare autocritica per come in questi 40 anni di applicazione del sistema accusatorio sia passata via via dall'inchiesta Mani pulite a una degradazione del pubblico ministero? Il pm per definizione ha il ruolo di cercare chi ha commesso un reato. Mi pare che i nuovi molto spesso cercano se qualcuno abbia commesso un reato. Si fanno processi che non dovrebbero neppure iniziare. E intanto molte vite vengono distrutte".
Intervistato a Di Bella sul 28, su Tv2000, Di Pietro ha inoltre definito il pubblico ministero "come il becchino: deve arrivare dopo il reato, non può arrivare prima. Ai miei tempi, nei tempi di Mani Pulite, si cercava chi aveva commesso un reato, mentre adesso si cerca molto spesso se qualcuno mediaticamente esposto ha commesso un reato. C'è una bella differenza".
"Il sorteggio dei componenti dei due Csm non è una sconfitta per la democrazia. Il Consiglio Superiore della Magistratura è un organo di garanzia, non è un organo rappresentativo, sta lì per rappresentare i nostri interessi, non quelli della corrente ideologica di appartenenza dei magistrati. Ecco perché il sorteggio avviene soprattutto fra persone già qualificate perché hanno vinto un concorso, hanno superato una preselezione. E poi col sorteggio essendo tutti qualificati allo stesso modo vanno a rappresentare al Consiglio Superiore della Magistratura non gli interessi della corrente politica di appartenenza, ma gli interessi del cittadino. E decidono secondo scienza e coscienza". "Attualmente all'interno del Consiglio Superiore della Magistratura - conclude Di Pietro - ci sono gli stessi magistrati che essendo stati eletti dalla corrente di appartenenza rispondono alle esigenze della corrente di appartenenza. A mio avviso il giudice deve essere coperto solo dalla legge, non dalla corrente di appartenenza, perché il giudice risponde alla legge e non alla politica".