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La giustizia funziona bene, è evidente...

di Pieremilio Sammarcogiovedì 2 aprile 2026
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toghe (Archivio)

2' di lettura

Con il voto referendario gli italiani si sono pronunciati. E, a giudicare dal risultato, secondo loro, la giustizia funziona, non c’è bisogno di cambiare, di riforme. Del resto, è difficile pensare il contrario. I processi sono rapidi, non si trascinano per anni, né incidono sulla vita delle persone, non diventano una condizione esistenziale. La durata è ragionevole, prevedibile, compatibile con qualsiasi progetto di vita. Si entra in un processo sapendo quando e come se ne uscirà. La certezza del diritto è solida perché le decisioni sono coerenti, stabili e prevedibili. Chi intraprende un’azione giudiziaria sa con certezza quale sarà l’esito. Le norme sono chiare, le interpretazioni convergono, la giurisprudenza non sorprende. La custodia cautelare è usata con estrema parsimonia, solo quando strettamente necessaria e per il tempo necessario. Non è mai percepita come una pena anticipata, né produce conseguenze irreparabili nella vita di chi la subisce. L’ingiusta detenzione è una rara eccezione statistica. Non è un problema strutturale, né un tema di sistema.

Non incide sulla fiducia dei cittadini. Gli errori giudiziari sono sporadici, quasi residuali. E quando accadono, vengono riconosciuti rapidamente, senza indugi e con indennizzi sempre adeguati. Non esiste quel senso di irresponsabilità che alberga in altri settori, perché quando sbaglia chi giudica, le conseguenze sono sempre esemplari. La giustizia civile è accessibile. I costi e i tempi sono contenuti, proporzionati, sostenibili. Non esistono barriere economiche all’ingresso, tanto che nessuno rinuncia a far valere un proprio diritto per ragioni di spesa odi convenienza. La giustizia amministrativa è altrettanto efficiente: i tempi sono brevi, le decisioni tempestive, l’impatto delle pronunce immediato. Il rapporto tra il privato e la pubblica amministrazione sempre equilibrato. Insomma, il sistema funziona bene.

Se così non fosse, sarebbe difficile spiegare perché attraverso il voto popolare non si sia avvertita l’urgenza di intervenire. Perché non si sia sentito il bisogno di correggere, modificare, inserire strumenti o istituti nuovi per garantire maggiore efficienza e controllo. Il voto referendario, in fondo, è questo: una fotografia rasserenante della realtà come percepita dalla maggioranza degli italiani. La giustizia italiana, per come viene vissuta e valutata, è un sistema soddisfacente, tale da non richiedere cambiamenti. Sullo sfondo, rimane solo un dettaglio: un sistema della giustizia che chiede moltissimo ai cittadini e non restituisce mai nella stessa misura. Ma dev’essere solo un’impressione, perché come diceva Goethe, non c’è nulla di più difficile che vedere ciò che si ha sotto gli occhi.