Signor Carioti, sono talmente frequenti i provvedimenti diciamo “fantasiosi” dei magistrati a proposito di immigrati, quasi sempre clandestini, che non ci stupiamo più di nulla. Ma quello del tribunale di Torino che fissa al 2032 il ricorso di un’immigrata che si è vista respingere la richiesta di protezione internazionale supera ogni limite, almeno fin qui. Non stiamo parlando di uffici giudiziari periferici e magari clamorosamente sotto organico. Se non qui, dove devono andare gli ispettori del ministero? Oppure il clima elettorale consiglia cautela? Leonardo Sciascia, giustamente, diceva che prima di entrare in servizio tutti i magistrati dovrebbero passare qualche giorno in carcere.
Caro signor Pasquale, quella proposta di Sciascia mi è sempre piaciuta. Però dobbiamo sapere che lo scrittore siciliano la lanciò in difesa di Enzo Tortora da poco arrestato, per rendere i magistrati più garantisti («Sarebbe indelebile esperienza, da suscitare acuta riflessione e doloroso rovello ogni volta che si sta per firmare un mandato di cattura o per stilare una sentenza», scrisse il 7 agosto del 1983 sul Corriere della Sera). Vogliamo toghe più garantiste? Io sì, ma non tutti gli italiani potrebbero apprezzarlo. Quanto alla vicenda di Torino, sei anni per affrontare un ricorso sono un termine che fonti di governo mi dicono essere «abnorme», a maggior ragione perché si tratta di una questione che riguarda i diritti umani: la media, in questi casi, non supera i tre anni. Aggiungiamo pure che il tribunale di Torino è ritenuto uno dei più efficienti d’Italia e ha una task force dedicata ai ricorsi in materia di immigrazione. Le giustificazioni burocratiche non mancheranno, ma giustificarsi non significa avere ragione. La prassi dice che le ispezioni del ministero della Giustizia non scattano d’ufficio, ma iniziano con una pre-istruttoria davanti a esposti o ad articoli di giornale documentati. Libero lo ha pubblicato, vediamo ora che succede. Il clima elettorale non c’entra nulla e comunque non dovrebbe indurre timidezza, semmai il contrario.