Devastazione e saccheggio, resistenza a pubblico ufficiale e possibili misure alternative: ecco le pene previste per i maggiorenni e cosa cambia per i minorenni coinvolti negli scontri del 17 e 18 ottobre. Gli scontri avvenuti a Milano hanno portato a 45 arresti, secondo i dati riportati: 11 maggiorenni e 34 minorenni. Le indagini proseguono per individuare eventuali altri responsabili dei danneggiamenti e dei saccheggi.
Tra le accuse contestate figura la devastazione e il saccheggio, reato che, ai sensi dell’articolo 419 del Codice penale, prevede una pena da 8 a 15 anni di reclusione. Per la resistenza a pubblico ufficiale, invece, la pena ordinaria prevista dall’articolo 337 va da 6 mesi a 5 anni, con possibili conseguenze ulteriori in presenza di aggravanti. Per i minorenni imputabili è prevista una possibile diminuzione della pena legata alla minore età. Applicando, a titolo puramente matematico, una riduzione di un terzo al minimo di 8 anni, si arriverebbe a 5 anni e 4 mesi. Non si tratta, però, di una condanna automatica: la pena effettiva dipende dai fatti provati e dalla valutazione del giudice.
La giustizia minorile punta anche alla rieducazione infatti in presenza dei requisiti di legge, possono essere valutati percorsi come la messa alla prova e altre misure alternative al carcere. Nei casi più gravi, tuttavia, la detenzione resta possibile. Gli investigatori stanno esaminando filmati e altri elementi per ricostruire le responsabilità individuali. Per i giovani coinvolti, le conseguenze dipenderanno dal ruolo avuto negli scontri, dalle eventuali aggravanti e attenuanti e dalle regole specifiche previste per la giustizia minorile.