La strage di Erba

Rosa e Olindo, ribaltone in Tribunale: ricorso accolto, sì alle nuove prove. "Ora la revisione del processo"

Giulio Bucchi

La Cassazione ha accolto la richiesta dei legali di Rosa Bazzi e Olindo Romano, condannati all'ergastolo per la strage di Erba, di trasmettere alla Corte d'Assise di Como la richiesta di effettuare nuovi accertamenti. Il Tribunale di Como lo scorso aprile si era opposto all'istanza dei difensori della coppia, gli avvocati Fabio Schembri, Luisa Bordeaux e Nico D'Ascola, di poter esaminare alcune tracce biologiche trovate sulla scena del delitto oltre a un telefono Motorola e di poter accedere ai server della Procura per analizzare le intercettazioni ambientali agli atti del processo.  Leggi anche: Il video agghiacciante ri Rosa Bazzi. Lo strano taglio, il sospetto delle Iene "Quella sui reperti - spiega l'avvocato Schembri - è una lunga battaglia iniziata nel 2015". I legali di Olindo e Rosa, infatti, avevano chiesto di poter esaminare tutto il materiale biologico trovato sulla scena del delitto, un telefono Motorola e le intercettazioni ambientali effettuate nel corso delle indagini e conservate nel server della Procura di Como. L'istanza è stata esaminata e respinta dalla Corte d'Appello di Como e da quella di Brescia. A quel punto i legali hanno presentato ricorso in Cassazione, che ha accolto l'incidente probatorio e mandato gli atti nuovamente a Brescia, ma di nuovo i giudici hanno ritenuto inammissibile l'incidente probatorio. Decisione che gli avvocati dei coniugi di Erba hanno nuovamente impugnato in Cassazione, ceh ha dato il via libera all'esame dei reperti che, anche a distanza di anni, avrebbero potuto offrire degli spunti preziosi. Prima della sentenza, però, alcuni campioni e oggetti raccolti sulla scena del crimine e mai esaminati sono stati distrutti dall'Ufficio corpi di Como. La Corte d'Appello di Como aveva anche respinto la richiesta di esaminare i reperti rimasti e aveva auspicato l'intervento della Cassazione per fare chiarezza sul da farsi. L'epilogo della vicenda è arrivato nei giorni scorsi, quando i giudici della prima sezione penale della Suprema Corte hanno deciso di rimandare gli atti a Como perché la Corte d'Assise fissasse un'udienza per valutare le istanze presentate dalla difesa. "Speriamo che la Corte fissi presto l'udienza - ha sottolineato l'avvocato Schembri - e si metta fine così a una battaglia che dura ormai da 4 anni". "Aldilà dei reperti - ha concluso - tra qualche mese abbiamo intenzione di presentare una richiesta di revisione del processo, che si basa anche altri elementi, ma preferiremmo farlo avendo in mano tutti gli elementi utili".