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Csm apre una pratica sul giudice Esposito

Il procedimento disciplinare è stato chiesto da tre membri laici di Palazzo dei Marescialli "Bisogna verificare
di Lucia Esposito domenica 11 agosto 2013

2' di lettura

Alla fine il Consiglio superiore della Magistratura, l'organo di autogoverno dei giudici, ha deciso di intervenire sul caso dell'intervista del presidente della sezione feriale della Corte di Cassazione Antonio Esposito, al Mattino, la toga che ha emesso la sentenza di condanna contro Berlusconi.  Palazzo dei Marescialli ha infatti deciso l'invio d'urgenza alla prima commissione della pratica cotnro di lui, così come richiesto da tre membri laici del Csm, in quota Pdl (Bartolomeo Romano, Filiberto Palumbo  e Nicolò Zanon).  Nell'intervista pubblicata dal quotidiano Il Mattino  il giudice anticipava le motivazioni della sentenza affermando che il Cavaliere era stato condannato non perchè "non poteva non sapere ma perché sapeva del reato". Dichiarazioni che Antonio Esposito ha smentito ma il quotidiano ha pubblicato l'audio dell'intervista che dimostra, invece, come quelle frasi siano state effettivamente pronunciate dal magistrato. Parole che hanno scatenato un terremoto politico e giudiziario e che hanno poi spinto il Csm a metterere "sotto inchiesta" lo stesso Esposito. Ha commesso un illecito? A questa domanda dovrà rispondere l'organo di autogoverno.  La richiesta - Per questo Bartolomeo Romano, Filiberto Palumbo  e Nicolò Zanon, consiglieri laici del Pdl, hanno chiesto al Comitato di presidenza del Csm "l'apertura di una pratica avente ad oggetto l'intervista del dottor Antonio Esposito. "Di particolare gravità - scrivono nella domanda- appaiono le affermazioni relative al principio del non poteva non sapere, la cui contestualizzazione in un'intervista dedicata pressoché interamente al cosiddetto processo Mediaset esclude che possano intendersi come considerazioni di carattere generale e astratto".  Illecito disciplinare? - Secondo Romano "decidere se esiste o meno un profilo di illecito disciplinare spetta al guardasigilli e alla procura generale della Cassazione, "ma la prima commissione del Csm - secondo Romano - ha il diritto-dovere di valutare a prescindere una questione tanto complessa. Al di là della smentita di Esposito e della replica del direttore del quotidiano, il contenuto dell’intervista è infatti decisamente antipatico perché in sostanza il giudice anticipa delle motivazioni non ancora scritte e che, tra l’altro, saranno scritte non dal presidente ma dal relatore".   In casi come questo, sottolinea Romano, di fronte ad una sentenza tanto delicata, "bisognerebbe usare estrema attenzione nel centellinare le parole, scegliere gli aggettivi, dosare i chiaroscuri: una 'scalettà sicuramente già c'è, ma per scriverla ci vorranno settimane, forse mesi. Non è il caso, anche per una forma di rispetto nei confronti di chi è stato giudicato, precorrere i tempi".     

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