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Gelmini. "Due miliaridi di euro

per aggiornamento e merito"
di Silvia Tironi sabato 11 ottobre 2008

2' di lettura

 All'indomani della manifestazione degli studenti contro a riforma della scuola, il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini torna a parlarea tutto tondo del mondo dell'istruzione. Al centro dei 'pensieri' del ministro, oltre alla riforma degli istituti tecnici ("ci sono 900 indirizzi, un'assurdità; presto alla fine del ciclo di studi gli studenti avranno un titolo spendibile sul mercato del lavoro", ha sottolineato la Gelmini) e al voto in condotta ("sarebbe un atto di codardia della scuola rinuncirvi", ha aggiunto), vi sono l'aggiornamento e la formazione dei docenti: parte dei risparmi che verranno realizzati dalla manovra sulal scuola, quantificabili intorno ai 2 miliardi di euro, verranno spesi per la formazione dei professori. Tutto questo, ha spiegato il ministro, comporterà anche "scatti di carriera legati al merito per gli insegnanti". Che, insieme ai dirigenti scolastici, saranno sottoposti naturalmente a valutazioni. "Stiamo anche lavorando", ha precisato, "a un provvedimento per il reclutamento e l'inquadrameto giuridico del corpo insegnante che oggi è basato sull'anzianità". Per quanto riguarda invece le università, "5.500 corsi di laurea, 300 sedi distaccate, 90% di spesa corrente" per avere un numero di laureati troppo basso rispetto alla media europea ed una dispersione del 50%", non sono certo dati confortanti, ha spiegato il ministro. Che non esita a metter sotto accusa il sistema di reclutamento ("troppi parenti negli atenei"), e la governance con "i rettori succubi" di ricatti. Poco merito dunque, e poco spazio per i ricercatori di valore, con nessuna università italiana fra le prime 100 nella classifica stilata ogni anno dal Times. "Non sono segni di efficienza", osserva il ministro che promette un provvedimento "per cui davvero al termine del ciclo di studi i ragazzi possano avere un titolo spendibile nel mondo del lavoro". Mariastella Gelmini non ha esitato a lanciare una frecciata  anche nei confronti di quanti, invece di lavorare per la scuola, si limitano a fare manifestazioni di piazza: "Serve collaborazione. E sono certa che la scuola possa fare di più". E non risparmia critiche nemmeno ai sindacati: "I corporativismi hanno ingessato la scuola. Se gli insegnanti prendono ancora 1.200-1.300 euro dopo molti anni, la strada non è quella della discesa in piazza, della conflittualità, della contrapposizione", ha concluso il ministro.

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