Il Tribunale penale di Roma ha condannato a tre mesi di reclusione per uccisione di animali (art.544-bis codice penale) un uomo ritenuto colpevole di aver abbandonato il suo gatto, chiuso nell’appartamento, senza cibo né acqua e con il caldo torrido di agosto, lasciandolo morire. Il fatto risale all’agosto del 2005, quando l’uomo partì da Roma per andare in vacanza. I suoi vicini di casa, che avevano sentito i miagolii del gatto, riuscirono a rintracciare il proprietario, ma lui, sebbene in un primo momento rispose che sarebbe rientrato il giorno stesso, successivamente disse di essere in vacanza e di non poter tornare a Roma ad occuparsi del gatto. Quando le forze dell’ordine entrarono nell’appartamento, trovarono il micio agonizzante, in una mansarda arroventata, dimagrito e disidradato. Nonostante le cure del veterinario, l’animale morì. Il giudice ha condannato l’uomo anche a risarcire i danni in favore della Lav (Lega antivivisezione), che si era costituita parte civile, e a pagare le spese legali. "Questa condanna, ottenuta grazie alla riforma del Codice penale introdotta nel 2004 dalla legge 189 in materia di maltrattamenti e uccisione di animali, è importante - dice Gianluca Felicetti, presidente della Lav - e ci auguriamo possa scoraggiare comportamenti tanto superficiali, ma colpevoli, da arrecare danno alla vita altrui".