Dietro le sbarre

Carlo Nordio al carcere di Torino dopo i due suicidi: rivolta dei detenuti

Una si è suicidata e l'altra si è lasciata morire rifiutando acqua e cibo pur di vedere suo figlio. All'indomani dalla tragica morte delle due detenute all'interno del carcere delle Vallette, il ministro della Giustizia Carlo Nordio si è recato questa mattina nella casa circondariale di Torino. Ad accoglierlo ha trovato fischi e urla provenienti dall'interno del carcere di Torino.

Fonti interne riferiscono inoltre all'Ansa che i detenuti starebbero protestando anche con delle battiture sulle sbarre con gavette e altre stoviglie e urlano "liberà, libertà".  Nella visita al penitenziario il Guardasigilli ha incontrato la direttrice della struttura penitenziaria, Elena Lombardi Vallauri, i garanti comunale, Monica Gallo, e regionale Bruno Mellano, insieme al responsabile dell'Azienda sanitaria locale per il carcere Roberto Testi. A loro il ministro Nordio ha chiesto conto delle due morti che si potevano e si dovevano evitare.

 Susan John, nigeriana di 43 anni, era alle Vallette dal 21 luglio dopo un lungo periodo agli arresti domiciliari. Ha rifiutato per 18 giorni il cibo, l’acqua, le medicine, tutto. Ma non stava sostenendo uno sciopero della fame come ha portato avanti Alfredo Cospito per protestare contro il 41bis: si è lasciata andare giorno dopo giorno, forse per disperazione. Continuava soltanto a ripetere che voleva vedere il figlioletto di quattro anni rimasto col padre perché Susan era sposata. Era ristretta in un’area della sezione femminile riservata alle recluse con disagi psichici e problemi di comportamento. Verso le 3 della scorsa notte il suo cuore ha smesso di battere. Inutile l’intervento della polizia penitenziaria e del personale medico. Poche ore dopo, un’altra detenuta alle Vallette si è tolta la vita impiccandosi nella propria cella. Aveva 28 anni. Era stata portata all’istituto di pena di Torino da Genova Pontedecimo. Il suo è il 43esimo suicidio del 2023 nelle carceri, 16esimo solo tra giugno e agosto. "Ed è un dato al ribasso", ha spiegato il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella, a LaPresse "se consideriamo le persone che si lasciano morire per inedia, considerate 'morti naturali', o altri casi come i detenuti che si tolgono la vita inspirando la bomboletta del gas, considerati decessi per overdose". 

 

 "Sono arrivato qui di corsa in aereo per dare subito un segnale di vicinanza", ha detto il ministro Nordio spiegando che non ha "avuto tempo di visitare il carcere, ma posso dare un giudizio di ordine generale. Ho visitato molte carceri italiane e ho visto il bene e il male. Ho visto il meglio del meglio e a volte ho visto situazioni di estrema criticità So che Torino versa in condizioni di grande criticità e per questo la visita era già stata programmata anche se è stata accelerata".  "Lo Stato non ha abbandonato nessuno" e "non abbandona nessuno", ha sottolineato che il suicidio è un atto legato a "ragioni imperscrutabili", "non esiste un mistero più insondabile nella mente umana come quando decide di adottare soluzioni cosi estreme". "In questi casi non c'è sorveglianza che tenga" ha aggiunto ricordando che anche al processo di Norimberga due persone si sono suicidate nonostante avessero lo spioncino aperto 24 ore su 24. 

 

"Bene che il ministro Nordio visiti il carcere di Torino ma non vogliamo capri espiatori", ha continuato Gonnella spiegando che trovare responsabilità nei vertici del sistema carcerario non risolve il problema. "Si dovrebbe invece aumentare i rapporti del carcere con l'esterno. Se quella donna nigeriana che si è lasciata morire, senza mangiare e bere, avesse avuto più rapporti e telefonate dall'esterno, se fosse stata seguita da un etno-psicologo, probabilmente non sarebbe morta. Da queste vicende non se ne esce con i capri espiatori, né aumentando la sorveglianza a vista sui detenuti. Se ne esce con una vita più dignitosa in carcere e aumentando le relazioni affettive per i detenuti".