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Manifestazione a Montecitorio, se la mamma difende il figlio che fa cortei illegali

di Alberto Busacca mercoledì 3 gennaio 2024

2' di lettura

Che siamo un Paese di mammoni lo sappiamo da tempo. Ma la lettera di una madre a Mattarella per difendere il figlio contestatore, diciamo la verità, non si era ancora vista... e fa venire in mente il solito Ennio Flaiano: la situazione è grave ma non seria. Riassumiamo. Venerdì scorso, davanti alla Camera dei deputati, è andata in scena una manifestazione non autorizzata organizzata dai collettivi studenteschi. In quell’occasione, circa cento studenti delle scuole occupate della Capitale, con striscioni e fumogeni, sono stati protagonisti di momenti di tensione con la polizia. I giovani hanno provato a oltrepassare il cordone formato dagli agenti in tenuta antisommossa e a quel punto sono stati respinti con una carica. Tra i cori, segnala il Secolo d’Italia, “bruciamo tutto” e il vecchio “uccidere un fascista non è reato”.

Bene, a questo punto entra in scena la mamma di uno dei manifestanti. Che, dopo aver visto il suo piccolo tornare a casa con qualche segno, ha preso carta e penna e ha scritto al Capo dello Stato: «Mio figlio 17enne era alla manifestazione di Montecitorio e purtroppo è stato tra le vittime delle manganellate della polizia». Quindi la richiesta a Mattarella di farsi garante affinché «queste azioni violente da parte delle forze dell’ordine non accadano mai più, anche per non alzare il livello della tensione e polarizzare le posizioni». «Dopo la manifestazione», ha raccontato la signora, «mio figlio aveva uno zigomo gonfio, un suo amico la gengiva traumatizzata, un altro amico un ematoma in testa causato da un colpo che lo ha steso a terra. Viviamo in uno Stato la cui democrazia è sempre meno rappresentativa, come hanno dimostrato le ultime elezioni politiche. In particolare i giovani tra i 18 e 30 anni sono talmente sfiduciati da non andare più alle urne. E ai pochi che si attivano lo Stato come risponde? Ammutolendoli con una risposta violenta e repressiva. Come posso guardare in faccia mio figlio e dirgli che si deve fidare dello Stato e delle sue istituzioni?».

Ora, è comprensibile che un genitore che vede tornare a casa il figlio con uno zigomo gonfio provi «angoscia e terrore», come spiegato da questa mamma. Ma oltre a prendersela con i poliziotti, bisognerebbe spiegare ai propri figli che in Italia ci sono delle regole da rispettare. Le devono rispettare le forze dell’ordine, certo. Ma le devono rispettare anche gli studenti dei collettivi. Forse non gliel’ha mai detto nessuno...

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