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Sirtori, il paese caccia i ciclisti: "Si lavano al cimitero e disturbano"

di Luca Puccini giovedì 28 agosto 2025

3' di lettura

Biciclette indisciplinate. Ché, quando va bene, sfrecciano sulla ciclabile e neanche si guardano attorno e, quando va male, invadono i sentieri di montagna, bivaccano attorno alle fontane, si lanciano in discese acrobatiche sulle mulattiere in quota e, spesso, finiscono con l’elicottero giallo del soccorso e l’ennesima corsa, però in ospedale. Ma adesso c’è chi dice basta. Come Matteo Rosa (Fdi), sindaco di Sirtori, paesino di 2.700 abitanti nella Brianza lecchese, che ha emesso un’ordinanza che vieta ai ciclisti di entrare nel cimitero del borgo. Siamo agli sgoccioli dell’estate, ma è andata avanti così per buona parte della stagione: arrivano a comitive, gruppetti attrezzati di una decina scarsa di persone. Uomini e donne. Vanno di polpaccio, caschetto sulla testa, e devi stare attento a schivarli. Devi stare attento, se amministri un municipio, anche a dove si rifocillano, oppure si lavano. A Sirtori capita (spesso) lo facciano al camposanto, alle fontanine per i fiori.

«Entrano con le bici in cinque o sei», racconta Rosa all’edizione milanese del Corriere, «vanno alla fontanella, poi in bagno. Sporcano, urlano, rispondono in malo modo a chi fa loro presente che si trovano in un luogo di culto. Dopo mesi di schiamazzi e conseguente lamentale da parte dei cittadini, la misura è colma: sono intervenuto. Chi non rispetta il mio provvedimento rischia una multa da un minimo di 25 euro a un massimo di 500». E allora eccolo lì, fissato sulla cancellata del cimitero, il cartello che vieta l’ingresso delle due ruote tra i loculi (è anche una questione geografica: Sirtori è in cima alla salita del Lissolo, cioè a un percorso che piace molto agli amanti della bici, e il suo camposanto si trova esattamente alla fine di questo itinerario). È, soprattutto, una necessità dettata dal buon senso. «Ho dovuto mettere i manifesti e chiedere alla polizia locale di presidiare», continua il primo cittadino, «e questoper far rispettare norme che considero di buona educazione. Ma a chi può venire in mente di sciacquarsi tra le tombe? Eppure accade, ora basta».

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E non accade solo lì. A Belluno il Cai, il Club alpino italiano, da un paio d’anni denuncia gli spericolati della pedalata che sgambettano come forsennati intorno ai rifugi e, alle volte, non si curano degli altri frequentatori della montagna. Sullo Stelvio, all’altezza di Bormio, già durante la pandemia è comparso il cartello di qualche operatore turistico o albergatore: “Ciclisti, lo Stelvio non vuole la vostra spazzatura” (per essere sicuri di farsi capire bene i valtellinesi l’hanno replicato anche in inglese).

Ancora sulle dolomiti venete la moda nel 2025 è la e-bike, la bici con pedalata assistita: solo che «dà una falsa sensazione di sicurezza e se manca la preparazione necessaria per affrontare» certe salite, come dicono (di nuovo) dal Cai, è un guaio pure doppio. gli escursionisti sono infastiditi, gli incidenti sono in aumento e le scorrazzate senza un adeguato allenamento fanno il resto. Benvenuti nell’era del ciclo-turismo, settore importante dell’economia nazionale (solo nel 2023 è stato in grado di generare 56,8 milioni di presenze da Nord a Sud, con un impatto economico che ha sfiorato quasi i dieci miliardi di euro e che, appunto, è stato registrato in rialzo del 54% rispetto all’anno precedente) ed è anche un fenomeno che andrebbe attenzionato un tantinello di più. Primo, va benissimo: è ecologico, è non-inquinante, fa bene alla salute e allo spirito. Secondo: però va monitorato, perché stare in sella a una bicicletta non significa che tutto è permesso. Ne è una prova lampante il caso di Sirtori (che non è nemmeno l’unico del suo genere: nel Comasco, nel 2023, il sindaco di Oliveto Lario, sull’altra sponda del lago, aveva dovuto chiudere nei fine settimana i cimiteri di una frazione perché i villeggianti maleducati lo avevano trasformato in una cabina per cambiarsi), dove i residenti hanno accolto l’ordinanza del Comune con un respiro di sollievo.

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