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La follia di farsi male coi botti di capodanno

Quando Prometeo rubò il fuoco agli dèi per donarlo agli uomini, sull’Olimpo si decise evidentemente di punire i mortali portandosi via la loro ragione affascinandoli con le fiamme fino ad autodistruggersi
di Marco Patricelli venerdì 2 gennaio 2026

3' di lettura

Quando Prometeo rubò il fuoco agli dèi per donarlo agli uomini, sull’Olimpo si decise evidentemente di punire i mortali portandosi via la loro ragione affascinandoli con le fiamme fino ad autodistruggersi. Solo nella mitologia può infatti rinvenirsi la pervicace vena di follia che si manifesta nella notte più festosa e più colorata dell’anno, quella dei botti e dei fuochi pirotecnici, quella delle micce corte e degli effetti devastanti, che sull’altare pagano reclama il suo tributo di dita, occhi, mutilazioni e a volte anche vite immolate per il futile effetto inebriante di pochi esplosivi secondi. Il ventiquattrenne che ha visto tranciarsi tre dita per uno scoppio, e che dopo essere stato medicato e dimesso dall’ospedale ha pensato di bissare l’impresa perdendo un occhio e riportando ferite al volto, è la prova vivente della stupidità umana nell’autolesionismo e la negazione del principio che il fulmine non cade mai due volte nello stesso punto. L’idiozia tende a perpetuarsi perché la mamma del cretino è sempre incinta, e l’acquisto di bombe e petardi sempre più sofisticati e sempre meno controllati nella Cina che ha inventato la polvere da sparo e tutto quello che ne consegue, è una moda che nessuna ordinanza sindacale di divieto è mai riuscita a disinnescare.

È il die hard del 31 dicembre. Cambia il calendario, cambiano le località (non sempre), non cambia la sostanza. Dalle miccette ai tricche e tracche, fino ad autentici ordigni di una dozzina di chili di peso, tutto filtra e sguscia dalle maglie dei controlli, dagli appelli al buon senso, dalle raccomandazioni: un disco tanto stonato quanto inascoltato. Il richiamo del botto secco o a raffica, della detonazione stordente, della fontana luminosa, dell’effetto sorprendente, è più forte persino dell’istinto di conservazione. Basterebbe chiedere ai pronto soccorso degli ospedali, ai chirurghi che rattoppano e riattaccano i pezzettini quando possibile, ai medici che disinfettano e leniscono le ustioni, agli oculisti invocati a salvare la vista, per far passare la voglia di emulare e di superarsi nella corsa al sensazionale e al superamento dei limiti fisici e acustici. I fuochi pirotecnici sono una cosa seria, serissima: arrivano da lontano, quando erano riservati a eventi da ricordare una vita, sempre da maneggiare con estrema cura. Georg Friedrich Haendel nel ‘700 li descrisse in musica con “Musica per i reali fuochi d’artificio”. Ma questi erano affidati alla perizia, all’abilità, al mestiere e alle conoscenze dei mastri fuochisti, che non erano certamente praticoni, considerato che quell’arte segreta veniva tramandata a livello familiare con autentiche dinastie che godevano di notevole considerazione e di ammirazione per quello che riuscivano a disegnare a colori nel cielo con la ritmica delle esplosioni.

Questo non metteva al riparo da incidenti devastanti, perché anche le ferree leggi della chimica e delle miscele non sono immuni dall’imprevisto, e la classica scintilla è in grado di trasformare ieri come oggi la festa in tragedia, nelle fabbriche come nei luoghi delle manifestazioni. Al di là degli aspetti giuridici sui fuochi legali e quelli illegali, che col fascino del proibito innescano un’attrazione fatale, il fai-da-te in strada e in casa per stupire amici e festanti è qualcosa di insanabile e, pare, incorreggibile. Neanche la passione per gli animali e la loro tutela dai terrorizzanti fuochi d’artificio è tale da smorzare la rincorsa folle a procacciarsi e a far esplodere ogni sorta di diavoleria imbottita di polvere pirica, inseguendo il delirio di potere nel domare il fuoco come Vulcano. Il titano Prometeo, incatenato a una roccia sul Caucaso, fu condannato da Zeus a farsi divorare da un’aquila il fegato che si rigenerava ogni giorno. Nella contemporaneità di titanico c’è solo la stupidità e rodersi il fegato su questo diventa quasi inutile.

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