La procura di Roma ha aperto un’inchiesta sulla strage di Crans-Montana per andare a fondo, per capire come sono morti davvero i sei ragazzi italiani che hanno perso la vista durante la festa di Capodanno in Svizzera. I pm vogliono chiarire se le vittime siano state stroncate dalle fiamme o, come emerge dalle prime ricostruzioni, dalle esalazioni tossiche sprigionate dal soffitto del locale.
Secondo gli accertamenti iniziali, almeno tre giovani, il 16enne romano Riccardo Minghetti, il bolognese Giovanni Tamburi e il 17enne genovese Emanuele Galeppini, non presentavano ustioni tali da provocare il decesso. L’ipotesi è che abbiano inalato i gas prodotti dalla combustione della schiuma fonoassorbente che rivestiva il soffitto del bar Le Constellation. Si tratta di pannelli non ignifughi e potenzialmente ricchi di sostanze nocive, capaci di provocare un’intossicazione acuta e un collasso immediato. Proprio questo sospetto sarà verificato dalle autopsie e dagli esami tossicologici disposti dai magistrati italiani, che indagano per omicidio colposo plurimo e incendio e chiederanno anche gli atti dell’indagine svizzera.
A confermare il rischio dei fumi è la situazione degli undici feriti ricoverati al Niguarda di Milano. "Tutti hanno inalato fumi velenosi, per cui ci attendiamo complicanze", ha spiegato Giampaolo Casella, primario di Anestesia e Rianimazione. La schiuma poliuretanica, molto usata per l’isolamento acustico, è altamente infiammabile. "Questo può causare un’accensione più rapida e una combustione più intensa dei materiali", ha spiegato Christoph Renfer, docente di protezione antincendio a Berna. "Meno fumo tossico c’è, più tempo hanno le persone per mettersi al riparo", ha concluso.