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Palermo, ecco il primo ristorante vietato ai maranza

di Massimo Sanvito lunedì 12 gennaio 2026

2' di lettura

Un volto maschile stilizzato, con gli occhiali da sole e la barba corposa. Sopra, una croce rossa e la scritta “Io non posso entrare”. Il manifesto ha fatto capolino a Palermo, sulla porta d’ingresso del City Sea di chef Natale Giunta: il primo ristorante d’Italia ufficialmente interdetto a maranza e “gomorristi”. «La tua presenza non è benvenuta, il tuo stile non è ammesso. Vesti con tuta lucida di imitazione Armani, occhiali Cartier falsificati, un borsello Gucci fake, e una collana di provenienza incerta, il tutto accompagnato da una barba che richiama stili discutibili di gomorrista. Pertanto, ti invitiamo a non entrare nei miei locali», si legge sulla pagina social dello chef e imprenditore palermitano proprietario anche di locali a Roma. «Spero che tanti colleghi aderiscano a questa iniziativa», dice lui in un video a corredo del lancio del freschissimo divieto. In tanti seguiranno il suo esempio? Presto per dirlo ma quello che è certo è che qualcosa comincia a muoversi: la strafottenza e i danni causati dai maranza in mezza Italia hanno stufato e non poco. «Escono e vanno nei locali per fare risse: siamo stanchi di cacciarli continuamente e di subire le loro reazioni spropositate tutte le volte che non li facciamo entrare, e di essere costretti a fare intervenire le volanti delle forze dell’ordine. È una battaglia continua perché arrivano sfrontati si mettono a tu per tu con i nostri buttafuori e li minacciano perché camminano armati o con le pistole», ha spiegato Giunta alla stampa locale, uno che negli anni non si è fatto problemi nemmeno a denunciare i mafiosi che gli chiedevano il pizzo. Figurarsi se ha paura di tenere maranza e bulletti di quartiere lontani dai suoi locali.

«Abbiamo la licenza di pubblica sicurezza per gli eventi e gli spettacoli e dobbiamo garantire la sicurezza e il divertimento dei nostri clienti. I locali in città stanno soffrendo questa escalation di violenza, probabilmente alimentata da certi modelli televisivi che hanno cassa di risonanza sui social e si riconoscono in un certo tipo di abbigliamento simbolico», ha aggiunto riferendosi agli ultimi episodi di cronaca che hanno investito Palermo. Appena prima di Natale, giusto per fare un esempio, una 33enne era rimasta gravemente ferita da un colpo di fucile partito forse per sbaglio. «Questi soggetti vanno nella movida, non per stare bene, ma per fare risse e poi il questore sequestra a noi le attività. Vorrei che altri gestori si unissero a questo divieto d’ingresso provocatorio, isolando pregiudicati e violenti di ogni genere. Scoraggiamo la cultura di Gomorra che genera violenza. Facciamolo diventare un messaggio forte come quello di “Addiopizzo”.

Diciamo ad alta voce: “Basta, se sei violento non ti vogliamo”». I palermitani perbene stanno con lui, e in generale tutti gli italiani amanti della legalità, ma ovviamente non mancano i soliti buonisti. «Stereotitpi», «discriminazione», «pregiudizi», «apartheid», «ghettizzazione sistematica», si legge nei commenti indignati dei contrari al nuovo divieto. Da Palermo, però, sbuca un bagliore di speranza.

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natale giunta

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