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Garlasco, perché Chiara è morta: "La perizia svela il movente"

martedì 20 gennaio 2026

2' di lettura

Alberto Stasi è colpevole o innocente? È la domanda che tutta Italia si pone da mesi, con il caso del delitto di Chiara Poggi che occupa i primi piani dell’agenda setting. C’è chi vede nell’ex-fidanzato di Chiara il colpevole e chi invece invoca una revisione di 18 anni di processi e condanne. E questa volta la battaglia non è più solo nelle aule di tribunale: è diventata guerra tra avvocati, con colpi durissimi tra la difesa e i legali della famiglia della vittima. 

Da una parte gli avvocati di Stasi, con le parole chiare dei suoi penalisti Giada Bocellari e soprattutto Antonio De Rensis: “Il presunto dato fornito dai legali dei Poggi non risulta affatto confermato e sarebbe irrilevante”, perché non cambia nulla del quadro giudiziario consolidato. Per questo, aggiungono, se serviranno ulteriori accertamenti, “devono riguardare il computer di Chiara Poggi e non quello di Alberto Stasi”, già analizzato più volte in passato. Dall’altra parte, lo “schieramento” della famiglia Poggi non arretra di un millimetro. I legali insistono che la nuova perizia svela il movente e che è “doveroso” chiedere nuovi accertamenti in vista di un possibile giudizio di revisione della sentenza definitiva che ha condannato Stasi a 16 anni per l’omicidio della giovane. Il tema più scottante? Un presunto accesso di Chiara, la sera prima del delitto, a file “di genere adulto” sul computer dell’allora fidanzato. Secondo gli avvocati dei Poggi quel dato sarebbe una tessera mancata per capire cosa scatenò l’omicidio. Tuttavia per la difesa di Stasi “non vi è alcuna conferma certa e tantomeno un nesso processuale”.

Chi segue la vicenda ricorda che questo duello tra avvocati non è un semplice botta e risposta: riguarda l’interpretazione di ogni briciolo di prova e il diritto all’oblio di una famiglia che ha perso tutto. In mezzo a tutto questo c’è la Procura di Pavia, che procede sull’inchiesta parallela che ha portato all’indagine su Andrea Sempio, ma sono proprio queste continue oscillazioni della verità giudiziaria che alimentano l’impressione di un caso eterno. La storia di Garlasco, insomma, resta un giallo infinito, dove ogni nuova perizia diventa trincea e la battaglia legale è più mediatica che processuale.

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