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Ddl Stupri, la Bongiorno sostituisce "consenso" con "dissenso"? La sinistra impazzisce

giovedì 22 gennaio 2026

3' di lettura

La senatrice leghista Giulia Bongiorno corregge il testo del Ddl Stupri e a sinistra si scatena il caos, tra critiche e offese vere e proprie. Nella proposta di riformulazione del disegno di legge sulla violenza sessuale, presentata dalla Bongiorno, sparisce la parola consenso - nel testo approvato alla Camera si parla di "consenso libero e attuale" a un rapporto sessuale, senza il quale scatta il reato - che era al centro dell'accordo bipartisan tra la premier Giorgia Meloni e la leader del Pd, Elly Schlein. E le pene vengono distinte: per la violenza sessuale senza altre specificazioni, la reclusione si riduce da 4 a 10 anni, rispetto ai 6-12 anni del testo votato all'unanimità in prima lettura. Resta, invece, il range di 6-12 anni se "il fatto è commesso mediante violenza o minaccia - si legge nella proposta Bongiorno al vaglio della commissione Giustizia del Senato -, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa". Pene comunque diminuite di non più dei 2/3 per i casi di minore gravità.

Nel testo riformulato - ai voti la prossima settimana - si parla di "volontà contraria all'atto sessuale" da parte di una persona. E in particolare nel secondo paragrafo, si dice che quella "deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso". Si specifica, inoltre, che "l'atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso".

Infine nell'ultimo paragrafo, sulle sanzioni dei casi di minore gravità che possono essere ridotte fino a 2/3, si fa riferimento alle "modalità della condotta" e alle "circostanze del caso concreto, nonchè in considerazione del danno fisico o psichico arrecato alla persona offesa". 

Di "regressione grave e incomprensibile" parla Beatrice Lorenzin, vicepresidente dei senatori Pd. "La riformulazione del Ddl sugli stupri presentata oggi dalla presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno è un passo indietro rispetto alla giurisprudenza consolidata, al voto unanime della Camera e all’intesa politica che aveva riconosciuto un principio chiaro e non negoziabile: senza consenso non c’è rapporto sessuale, c’è violenza". "Spostare l’asse dal consenso alla volontà o al dissenso - continua - significa ribaltare l’onere sulla vittima, chiedendo alle donne di dimostrare di essersi opposte, invece di affermare il dovere di accertare il consenso. È la cancellazione di un avanzamento culturale e giuridico essenziale, mascherata da riforma. Un modo per cambiare le parole lasciando intatta la sostanza dell’arretratezza. Un paradosso che ci porta indietro di anni". "Ora la parola passa a Giorgia Meloni - conclude la senatrice dem -, se vuole essere coerente e rispettare l’impegno assunto, deve intervenire. Sul consenso non si torna indietro. In gioco non c’è una formula giuridica, ma la libertà, la sicurezza e la dignità delle donne".

Molto più duri i toni da Alleanza Verdi Sinistra: "La riformulazione proposta dalla presidente Bongiorno - solo un no é un no - equivale alla introduzione dell'impunità in molti casi di violenza sessuale. Le vittime dovranno dimostrare il loro dissenso, non varranno i lividi, non varrà la visita ginecologica. E' rivoltante", attacca la deputata Francesca Ghirra. "Le leggi sulla violenza sessuale devono proteggere le vittime, non offrire nuovi possibili alibi agli aggressori. Sulla violenza sessuale non sono possibili mediazioni", sottolinea la senatrice Ilaria Cucchi. "Il consenso è indigesto per la destra - continua -. La destra a parole difende le donne vittime di violenza poi alla prova dei fatti blocca l'approvazione di una legge che le tutela maggiormente. Siamo tornati al 'te la sei cercata'. La Presidente del Consiglio Meloni su questa legge ci ha addirittura messo la faccia, e oggi l'ha persa". Per Peppe De Cristoforo, presidente del Gruppo Misto di Palazzo Madama, la proposta della Bongiorno "sconfessa l'accordo bipartisan raggiunto alla Camera" e per questo "è irricevibile".
 

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