C’è un’immagine che torna, ostinata, nella cronaca delle scuole italiane: uno zaino, una lama, un ragazzo. A La Spezia è finita nel modo peggiore, con la morte di Youssef Abanoub, colpito a scuola da un coetaneo che aveva portato un coltello in classe. A Budrio, l’altro ieri, l’allarme si è fermato un attimo prima. Poco prima della campanella, all’Itis Giordano Bruno, dallo zaino di uno studente è emersa una lama che non lasciava spazio a equivoci. Non un temperino, non un coltello tascabile: un machete. A notare la lama sporgere dallo zaino di uno studente, una sua docente.
Erano le 12.45 quando è partita la chiamata al 112 e i carabinieri della vicina stazione di Budrio sono intervenuti in pochi minuti. Il ragazzo, italiano, classe 2011, è stato identificato, accompagnato in caserma e poi affidato ai genitori. Denunciato per porto di armi od oggetti atti ad offendere, non ha fornito alcuna spiegazione sulla presenza del machete. L’arma è stata sequestrata, la sua posizione è ora al vaglio della Procura presso il Tribunale per i minorenni.
«L’istituto è sicuro, siamo intervenuti prontamente e non c’è stato caos», ha chiarito il dirigente scolastico Giovanni Tosiani. Nessun ferito, nessuna evacuazione. Ma l’episodio resta come un segnale difficile da ignorare.
Poche ore dopo, a Milano, la lama non si è fermata allo zaino. Dopo una lite nata alla fermata Cadorna e proseguita fino a Lambrate, un 15enne ha estratto una roncola, una lama ricurva da 21 centimetri, e ha aggredito due minorenni, colpendoli alle gambe. I feriti sono stati trasportati in ospedale e hanno riportato lesioni con prognosi superiori ai 45 giorni. Il ragazzo, italiano, è stato rintracciato dai carabinieri su un autobus, dove aveva continuato a minacciare con la stessa arma. Arrestato per lesioni personali aggravate, è stato affidato alla madre e sottoposto agli arresti domiciliari in attesa dell’udienza di convalida. La roncola è stata sequestrata.
Non si tratta di episodi isolati. La tragedia di La Spezia ha riportato sotto i riflettori una pratica che, tra i giovanissimi, sembra essersi fatta più frequente: portare con sé coltelli o altre armi improprie, a scuola come sui mezzi pubblici. Episodi che spesso nascono da conflitti minimi e degenerano in pochi istanti, trasformando zaini e tasche in strumenti potenzialmente letali.
È in questo contesto che si inserisce il nuovo decreto sicurezza, che vieta il porto di armi bianche ai minori e rafforza i controlli. Sul fronte della prevenzione è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, rilanciando l’ipotesi dell’installazione di metal detector negli istituti considerati più a rischio.
«Quello che possiamo e dobbiamo fare – ha dichiarato – è consentire ai presidi, d’intesa con i prefetti, di installare metal detector». Una proposta che divide il dibattito pubblico, ma che risponde a una richiesta crescente di tutela da parte di dirigenti scolastici, docenti e famiglie.
Mentre a Milano il quindicenne arrestato – come detto - è stato posto agli arresti domiciliari, a Budrio il percorso giudiziario è appena iniziato. Il ragazzo bolognese verrà sentito nei prossimi giorni dalle autorità competenti. Finora non ha fornito alcuna spiegazione sul perché abbia portato un machete a scuola. Figlio di una famiglia considerata normale e non segnata da particolari fragilità, dovrà chiarire le ragioni di quel gesto e se l’arma fosse destinata a un uso preciso. Gli inquirenti dovranno anche escludere che, come accaduto a La Spezia, quella lama fosse stata occultata tra i libri per affrontare coetanei rivali o persone con cui erano in corso tensioni o liti.
Quel che è certo, è che il fenomeno delle armi bianche in pugno ai minori sono una tendenza in crescita. Dal 2019 al 2024 i minori segnalati per porto di armi improprie – dai coltelli alle noccoliere, dalle mazze alle catene, fino agli storditori elettrici – sono passati da 778 a 1.946. Nel solo primo semestre del 2025 sono già 1.096. È quanto emerge dall’anticipazione di una ricerca di Save the Children, realizzata con il Dipartimento per la giustizia minorile e il Servizio analisi criminale del ministero dell’Interno. Le lame, ormai, non sono più un’eccezione: sono cronaca ordinaria.