Svolta nell'inchiesta sui cosiddetti "cecchini del weekend", quelli che pagavano per andare a sparare sui civili a Sarajevo tra il '92 e il '95, quando la città era assediata dai serbo-bosniaci. Come riporta l'Ansa, ora figurerebbe come indagato per omicidio volontario continuato e aggravato un 80enne friulano. Si tratterebbe di un ex autotrasportatore, residente in provincia di Pordenone, chiamato a comparire per l'interrogatorio lunedì 9 febbraio.
Della vicenda si è parlato molto nei mesi scorsi: negli anni dell'assedio c'erano persone che partivano dall'Italia verso la Bosnia, Sarajevo, per sparare e uccidere cittadini. Tutto solo "per divertimento". Intanto, a Milano è stata aperta un'inchiesta proprio per individuare questi "turisti della guerra". In quel massacro morirono oltre 11mila persone tra il 1993 e il 1995. Le accuse sono omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abbietti.
Pare che queste persone pagassero somme "ingenti" ai militari serbi per partecipare all'assedio di Sarajevo. Stando alle testimonianze raccolte, provenivano soprattutto dal nord Italia ed erano perlopiù simpatizzanti di estrema destra con la passione per le armi. Il raduno avveniva a Trieste, poi il trasferimento sulle colline attorno a Sarajevo, da dove potevano sparare sulla popolazione. "Ciò che ho appreso, da una fonte in Bosnia-Erzegovina, è che l'intelligence bosniaca a fine 1993 ha avvertito la locale sede del Sismi della presenza di almeno 5 italiani, che si trovavano sulle colline intorno alla città, accompagnati per sparare ai civili - si leggeva nell'esposto che ha dato il via all'inchiesta, quello dello scrittore Ezio Gavazzeni -. La mia fonte faceva parte dell'intelligence bosniaca".