Quest’anno ricorre il centenario della morte di Margherita di Savoia, la Prima Regina d’Italia. Morì, vedova di Re Umberto I, il 4 gennaio 1926 a Bordighera. Era nata a Torino, nell’elegante palazzo Chiablese, il 20 novembre 1851. Sulla sua figura, venerata dal Kaiser Guglielmo II e dal “giacobino” Carducci (repubblicano convertito al partito monarchico per amore della Regina Margherita), nacque un vero mito durante il primo Novecento. Ma fuori dalla leggenda della pizza Margherita e della colta sovrana, amica di tutte le arti, della musica in particolare, fuori dal cosiddetto «margheritismo» che diede il nome a un’epoca grazie alla sua popolarità, chi è stata veramente Margherita di Savoia?
Musa non solo di Carducci, ma del giovane Gabriele d’Annunzio, di Giovanni Pascoli e Antonio Fogazzaro, la Regina Margherita è stata una figura di una modernità assoluta, una pioniera a suo modo dell’emancipazione femminile, soprattutto fu la prima donna italiana, dopo molte straniere, a sedere sul trono del Bel Paese, regnando da grande sovrana, da vera e unica professionista del trono. A Torino, il 22 aprile 1868, aveva sposato suo cugino Umberto. Diventò, dopo la morte di suo zio, Re Vittorio Emanuele II, la prima Regina consorte d’Italia. La moglie del primo Re d’Italia, Vittorio Emanuele II, era stata, ironia del Risorgimento, una Asburgo: Maria Adelaide d’Austria, morta a Torino, il 20 gennaio 1855, prima della proclamazione del Regno nel 1861.
La Regina Margherita fu la mamma del futuro Re d’Italia, che nacque a Napoli, nella reggia di Capodimonte, l’11 novembre 1869. Fu battezzato con il nome dell’avo paterno, Vittorio Emanuele. Trentenne, dopo l’assassinio di suo padre a Monza, il 29 luglio 1900, diventò Re d’Italia, con il nome di Vittorio Emanuele III e passò alla storia come il «Re Soldato». Dal fatale 1900, Margherita perse il sorriso che Lucio D’Ambra descrisse come quello di una «Reine Soleil», di una regina fascinatrice. Margherita diventò la Regina Madre e si dedicò soprattutto a due Associazioni benefiche: la Croce Rossa Italiana e l’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia.
A cento anni dalla morte, la sovrana è oggi ricordata da molte iniziative, da Torino a Monza, da Napoli a Bordighera, che ne celebrano la modernità. Margherita era una figura all’avanguardia per l’epoca: fu un’appassionata di automobili, una vera pioniera e sostenitrice di un settore industriale ancora “bambino”. Non solo: guidava l’automobile (e fu la prima donna in Italia ad avere la patente di guida). Fu un’intrepida alpinista e viaggiatrice e una moderna flâneuse: collezionista di oggetti e non solo di opere d’arte, una acuta osservatrice dei suoi tempi.
Il comune di Gressoney Saint-Jean ricorda Margherita di Savoia con mostre e visite al suo castello. La sovrana trascorreva nella valle ai piedi del Monte Rosa le vacanze estive e indossava il tipico costume walser anche come forma di rispetto e per il legame che aveva con la comunità. A lei fu dedicata la Capanna Margherita, il rifugio più alto d’Europa, a 4.554 metri di quota. Ci salì due volte, la seconda per l’inaugurazione. A Gressoney, la mostra Sempre avanti. Da Margherita alle nuove regine del Rosa narra per immagini le vite e le storie di dieci donne, scienziate, campionesse sportive, artigiane ed esperte del territorio ritratte dal fotografo Daniele Camisasca nei luoghi di Margherita.
Altra mostra: J’adore Gressoney con documenti storici provenienti dall’Archivio Guindani. Non aspettatevi il solito ritratto polveroso di una sovrana di una dinastia millenaria. Le mostre ci restituiscono l’immagine di una donna straordinariamente moderna, una vera influencer capace di dettare legge in fatto di stile, design e persino motori. Da non perdere, infatti, il progetto Margherita un secolo di storia, in programma fino a luglio 2026 nella Palazzina di Caccia di Stupinigi.
Dal 5 marzo, la mostra Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna, attesissima nella Citroneria di Ponente, metterà in scena il sorpasso del motore sul cavallo, che Margherita montava da amazzone, come l’Imperatrice Sissi, che ammirava la Regina d’Italia. Sissi, però, non vide, ahimé, la nascita dell’automobile. Margherita, invece, fu la primissima utilizzatrice delle automobili e fu una convinta sostenitrice del nuovo mezzo di trasporto, tanto da legarsi amichevolmente con i protagonisti della nuova avventura scientifica, come Emanuele Bricherasio e Carlo Biscaretti. Margherita, come è noto, guidava l’auto. La Regina, inoltre, fu una promotrice dell’industria automobilistica italiana, all’alba del Novecento, a cominciare dal lungo viaggio del 1905, di circa cinquemila chilometri, attraverso Francia, Olanda e Germania, con il suo «Sparviero» su autotelaio Fiat 24/32 HP.
Il garage di Margherita era favoloso. Tutti i produttori italiani bramavano di diventare il «Fornitore ufficiale della Real Casa». La Regina possedeva una quindicina di automobili: Züst, Rapid, Florentia, Fiat e la prediletta Itala. Il garage era suddiviso in reparto di città e reparto di campagna, nel quale erano custodite le automobili per i servizi di corte, ognuna identificata con il nome di un volatile, secondo il tipo di servizio cui era assegnata. C’era il «Falco» per le brevi gite e il landaulet «Palombella» per le occasioni speciali. Nel garage della sovrana non mancavano le automobili pesanti, come il «Condor», una grossa torpedo trasformabile per il trasporto dei bagagli e il «Cigno», un omnibus con camera da letto e da bagno, primo esempio di camper. A disposizione per le visite dei reali principi c’erano le automobili «Airone», «Allodola» e «Falchetto». «Passero» e «Francolino» erano a disposizione della Real Corte.
Infine lo «Stornello» era utilizzato dall’amica e Dama di Corte della Regina, la inseparabile Paola Pes di Villamarina. «Aquila», «Rondine», «Sparviero» e «Rondinella» erano destinate ai lunghi viaggi, mentre per le flâneries di pochi giorni era a disposizione la «Alcione», vettura «della F.I.A.T. di Torino» (come riporta un giornale d’epoca). Quest’ultima, che ovviamente non portava targa, molto elegante e spaziosa, fu utilizzata un lunedì 18 luglio 1904, dalla Regina Margherita, accompagnata dalle Dame di Corte la Marchesa di Villamarina, e sua figlia, e dai gentiluomini di Corte, il Marchese Guiccioli e il Marchese Fossati, per un viaggio da Stupinigi al Santuario di Crea, nel Monferrato. Su un’altra automobile, partita da Torino, accompagnava la “gita” Sua Altezza Reale e Imperiale la Principessa Maria Letizia Napoleone, cognata della Regina, con il suo seguito. Chi scrive riporta queste inedite notizie sui viaggi e sulle automobili della sovrana poiché non compaiono nei precedenti studi realizzati da Carlo Casalegno e Romano Bracalini. La figura di Margherita torna alla ribalta e merita una nuova biografia, scritta con equità e imparzialità, lontana dalle fastidiose agiografie e dalle ignobili opere denigratorie.