"Gentile Cliente, un dispositivo non verificato ha fatto login al SUO conto, se non riconosci accedi: e.ad-it.on.online": l'ultima truffa passa attraverso questo messaggio, che arriva tramile mail o sms e ha come mittente la propria banca. Basta fare clic sul link per avviare la macchina del raggiro. A quel punto ecco una chiamata da parte del numero verde del proprio istituto di credito. Si tratta di una tecnica ben precisa, studiata dai criminali: il caller ID spoofing, che permette di clonare l’identità telefonica. Se si risponde, dall'altro lato si sente una voce ferma che si presenta con un nome comune. In realtà dietro, come scoperto dagli inquirenti, ci sarebbe il clan Mazzarella di Napoli.
Il fenomeno è diventato enorme in pochissimo tempo. Basti pensare che in un singolo caso, in Veneto, sono stato portati via quasi 60mila euro. Il problema è che non si tratta di un truffatore solitario da contrastare, ma di una vera e propria struttura con uffici e "dipendenti" specializzati in questo tipo di frode. Le centrali operative, come si legge sul Corriere della Sera, si trovavano a Napoli e in Spagna, tra Madrid e Barcellona. Mentre le vittime erano di ogni parte d'Italia. Per il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, è la nuova frontiera delle mafie: "Le mafie sono contemporanee, e lo è anche la camorra".
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La truffa, dunque, prevede un primo contatto con un falso ispettore o un finto maresciallo che denuncia "movimenti sospetti" sul conto, poi la chiamata passa a un falso funzionario. Quest'ultimo, un truffatore a tutti gli effetti, convince la vittima che il pericolo arrivi dall’interno della sua stessa filiale. "Vedo un bonifico programmato di 15.500 euro, non lo ha fatto lei? Allora mi dia il consenso per stornarlo subito. Il problema sorge proprio all’interno della sua banca, c’è un’indagine in corso, forse è un consulente infedele", dicono al telefono. A quel punto la vittima viene sollecitata a spostare i fondi su un "conto di sicurezza". Al termine delle indagini, 16 ordinanze cautelari con 12 arrestati.
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