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Campobasso, il piano diabolico della ricina: cosa sta emergendo (anche se il pm non lo conferma)

di Claudio Osmettivenerdì 3 aprile 2026
Campobasso, il piano diabolico della ricina: cosa sta emergendo (anche se il pm non lo conferma)

3' di lettura

Un paesino del basso Molise con appena 1.200 abitanti dove ci si conosce un po’ tutti. Poco prima di Natale, una cena in famiglia. La morte, drammatica, fulminea, lì per lì pure incomprensibile, di una mamma e di una figlia, avvenuta a distanza di pochi giorni, col dubbio che qualcosa non quadri del tutto: e allora le indagini, le analisi, la scoperta, terrificante, che c’entra zero una possibile intossicazione alimentare e che si tratta, invece, di un avvelenamento. Quindi un veleno potentissimo e pure infimo perché letale anche a piccole dosi e difficile da rilevare per esempio durante un’autopsia, tra l’altro senza un antidoto.

Ricina e vecchi merletti. La procura molisana di Larino non si ferma un attimo. Sono passati tre mesi da quando Antonella Di Ielsi (50 anni) e Sara Di Vita (appena quindici) sono state visitate al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso e sono tornate a casa loro con una diagnosi di gastroenterite, ma sono decedute di lì a poco: allora, cioè a dicembre, i magistrati avevano formalmente indagato cinque medici, adesso che sta emergendo un’altra verità i loro legali sono sicuri che quelle accuse per omicidio colposo cadranno. Nessuno, infatti, si sarebbe potuto accorgere della ricina coi controlli della prima emergenza e neanche con un semplice rivovero.

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Quella che inizialmente sembrava una tragica intossicazione alimentare si è trasformata in uno dei casi più...

Resta il fatto, che è una vicenda a sé ed è anche abbastanza preoccupante, e resta la priorità degli inquirenti: capire come sia potuto succedere (non si esclude che la ricina possa essere stata acquistata nel dark web, la sostanza è diventata “famosa” grazie alla serie Breaking Bad), capire perché sia avvenuto, capire chi possa aver ideato e poi addirittura messo in atto un piano così diabolico. In quel pranzo a casa Di Vita si sono salvati babbo Gianni (che tra l’altro è una persona nota nella sua Pietracatella perché, in passato, ha ricoperto il ruolo di sindaco) e un’altra figlia, la più grande, la 19enne Alice che, per un caso, quella sera aveva deciso di cenare fuori: le analisi a cui lui, un commercialista di 55 anni, si è sottoposto all’istituto Spallanzani di Roma non hanno rilevato tracce di ricina nel suo sangue, epperò ora gli investigatori hanno giustamente chiesto che i campioni siano riesaminati.

A capo dell’inchiesta c’è la pm Elvira Antonelli che è cauta e non rilascia dichiarazioni affrettate, ma che ha già incamerato un alert verbale dal centro antiveleni di Pavia (quello che ha ribaltato lo scenario) e che attende i risultati degli esami autoptici per procedere, anche se non lo conferma, con l’ipotesi di duplice omicidio premeditato (per ora effettuato da ignoti). Le autopsie, appunto, sono state eseguite mercoledì e non si sono concluse: il medico legale Pia Benedetta De Luca ha chiesto un mese di proroga per ultimare il suo lavoro (consegnerà la relazione a fine aprile).

Nel frattempo è probabile che papà Gianni sia ascoltato (di nuovo) dalle autorità, le quali stanno anche raccogliendo le testimonianze di chi era presente a quella cena, e che la squadra mobile di Campobasso effettui un (ulteriore) sopralluogo nell’appartamento dei Di Vita che è ancora sotto sequestro: a fine 2025 le forze dell’ordine non sapevano cosa cercare, oggi sì. A Pietracatella, tuttavia, regna l’incredulità ed è la cognata di Gianni ad adombrare la tesi peggiore: «Forse», dice nel dolore, «volevano uccidere tutta la famiglia».

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Non una banale intossicazione alimentare. Qui si parla di veleno vero, di quelli che non lasciano scampo. E soprattutto ...