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La giravolta di Avvenire Archiviare sant’Agostino pur di criticare Trump

Secondo il quotidiano dei vescovi "la dottrina morale è cambiata" e va dimenticata la teoria della “guerra giusta”. Ma il magistero prevede ancora, in certi casi, l’uso legittimo della forza...
di Antonio Socci domenica 26 aprile 2026

4' di lettura

Il quotidiano della Cei, Avvenire, vuole archiviare S. Agostino e Gesù stesso? La domanda si pone se si legge l’editoriale di venerdì. Se la sono presa con un mio articolo in cui, partendo dal viaggio del Papa in Algeria sulle orme di S. Agostino, mentre tutti i media interpretavano le dichiarazioni del Pontefice contro Trump (cosa che poi Leone stesso ha smentito), proponevo di rileggere proprio S. Agostino per ritrovare il dialogo fra la Santa Sede e la Casa Bianca. Nell’articolo, oltre a S. Agostino a cui si ispira il Papa, citavo S. Tommaso, come in precedenza Ratzinger e altre fonti. Venerdì l’editoriale di Avvenire mi ha risposto che S. Agostino, la Bibbia, il Vangelo e addirittura Gesù stesso sono da considerare anacronistici, perché non sapevano, mentre loro (quelli di Avvenire e i “pacifisti assoluti”) sanno. Ecco le testuali parole di quell’articolo firmato da Luigino Bruni: «Ogni generazione di cristiani entra nel mondo con una Bibbia e una etica, e lo lascia con un’altra Bibbia, un’altra etica. Tra la Bibbia, Agostino e noi ci sono millenni di amore e di dolore di miliardi di uomini e di donne, ci sono Ildegarda e Francesco, Dante e l’Umanesimo, Pico e Giordano Bruno, Kant e Nietzsche, i Lager e i Gulag, Hiroshima, l’11 Settembre, i bambini di Gaza. Tutto questo la Bibbia non lo sapeva, non lo sapevano i Vangeli, non lo sapeva Agostino, neanche Gesù. Noi però lo sappiamo, lo sappiamo molto bene, lo abbiamo imparato, e non possiamo dimenticarlo più».

Ho letto con sconcerto queste strampalate affermazioni che sembrano delineare quasi una svolta post-cattolica di un certo mondo clericale. Cos’è che S. Agostino e Gesù stesso non sapevano, secondo costoro? Perché sarebbero anacronistici come ferrivecchi da mettere in soffitta e da sostituire con gli editoriali di Luigino Bruni, di Avvenire e le interviste di Zuppi? Secondo Bruni «la dottrina morale della Chiesa cambia». Perciò bisogna dimenticare le pagine di Agostino che io ho citato, dove il Padre della Chiesa incoraggiava un generale romano (e cristiano) impegnato a combattere contro i barbari scrivendogli che «la pace deve essere nella volontà e la guerra solo una necessità, affinché Dio ci liberi dalla necessità e ci conservi nella pace! Infatti si fa la guerra per ottenere la pace! Sia pertanto la necessità e non la volontà il motivo per togliere di mezzo il nemico che combatte». La guerra per Agostino è un’extrema ratio. Altrove scrive «è l’ingiustizia da parte dell’avversario che induce il sapiente a combattere una guerra giusta». Sulla base dell’insegnamento di Agostino, poi elaborato da san Tommaso e da altri, come la Scuola di Salamanca, la Chiesa ha definito la sua dottrina, che è arrivata fino a noi, sui limiti dell’uso legittimo della forza. Secondo Avvenire però si è verificata una rottura storica nel magistero della Chiesa: «Dopo Agostino e Tommaso è arrivato il Concilio Vaticano II, poi Papa Giovanni – la guerra è qualcosa di “alienum est a ratione” (Pacem in Terris) –, e quindi la Fratelli Tutti di papa Francesco che, in linea con il Catechismo, dichiara finita l’era della guerra giusta». È così? Al contrario. Il Concilio, nella Gaudium et spes, spiega anzitutto che «la pace non è la semplice assenza della guerra», che comunque condanna (specie per i moderni mezzi di distruzione di massa), ma riconoscendo che «una volta esaurite tutte le possibilità di un pacifico accomodamento, non si potrà negare ai governi il diritto di una legittima difesa. I capi di Stato e coloro che condividono la responsabilità della cosa pubblica hanno dunque il dovere di tutelare la salvezza dei popoli che sono stati loro affidati, trattando con grave senso di responsabilità cose di così grande importanza» (n. 79). Il Catechismo della Chiesa Cattolica, del 1992, definisce le quattro condizioni della “guerra giusta” (n. 2309) e afferma che «la legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. La difesa del bene comune esige che si ponga l’ingiusto aggressore in stato di non nuocere.

A questo titolo, i legittimi detentori dell’autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità» (n. 2265). Infine papa Francesco, pur condannando (come tutti) la guerra, intervenendo sull’invasione russa dell’Ucraina, il 16 settembre 2022 ha dichiarato: «difendersi è non solo lecito, ma anche un’espressione di amore alla Patria. Chi non si difende, chi non difende qualcosa, non la ama, invece chi difende, ama. Qui si tocca un’altra cosa che io ho detto in uno dei miei discorsi e cioè che si dovrebbe riflettere più ancora sul concetto di guerra giusta». Resta solo la famosa riga della Pacem in terris sempre citata dai “pacifisti assoluti”, in cui Giovanni XXIII, nel 1963, a ridosso della crisi di Cuba, scrive che «riesce quasi impossibile pensare che nell’era atomica la guerra possa essere utilizzata come strumento di giustizia» (nel testo latino il “quasi” non c’è: «Quare aetate hac nostra, quae vi atomica gloriatur, alienum est a ratione, bellum iam aptum esse ad violata iura sarcienda»). Il Papa aveva ragione: la guerra atomica è inammissibile. Questo è il motivo per cui Trump, fin dall’inizio del suo mandato, ha evitato di coinvolgere gli Usa nel conflitto in Ucraina (sarebbe stato uno scontro fra potenze atomiche) e ha cercato di fermarlo. E questo è anche il principale motivo per cui gli Usa sono intervenuti per disarmare l’Iran: per impedire a uno Stato che usa il terrorismo, che massacra la sua gente, aggredisce e minaccia di annientare i vicini, di dotarsi dell’arma nucleare. Perciò quella riga della Pacem in terris – che potrebbe essere citata da Trump - va letta con la Gaudium et spes, con il Catechismo e tutto il Magistero della Chiesa. Saggio realismo. «Un pacifismo assoluto, che neghi al diritto l’uso di qualunque mezzo coercitivo» dice Ratzinger «si risolverebbe in una capitolazione davanti all’iniquità».

www.antoniosocci.com

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