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Lezioni di bicicletta solo per donne migranti

di Lorenzo Cafarchio domenica 10 maggio 2026

3' di lettura

Ieri è partito un corso per insegnare a usare la bici alle donne immigrate. «Sotto questo sole è bello pedalare, sì / Ma c’è da sudare». Diffondiamo Sotto questo sole, di Francesco Baccini e Ladri di Biciclette, perché con la primavera sbocciata e l’estate alle porte l’iniziativa del comune di Mira (Venezia), l’evento ha bisogno di questa colonna sonora. Lo scopo del corso? Favorire l’autonomia e l’inclusione, come anticipato dal Gazzettino. Quindi alle 9.30, precisamente in via Oberdan, le signore più o meno giovani si sono alzate sui pedali, o almeno ci hanno provato, scatenando la bagarre politica. L’idea, dal titolo “Libere in bicicletta”, è stata introdotta dall’amministrazione comunale di Mira in collaborazione con la Fiab Amici della Bicicletta e la Cooperativa Olivotti.

LE REAZIONI
«Dal nostro punto di vista», ci dice telefonicamente il segretario leghista di Mira Denis Gennari, «l’integrazione non si ottiene con questi metodi. Anzi quello andato in scena oggi- ieri, ndr- si configura come una discriminazione nei confronti degli italiani. A un nostro gazebo un signore mi faceva notare che suo figlio, che non ha ancora imparato ad andare in bici, non può partecipare al corso venendo così discriminato». Gennari è un fiume in piena. «Se fai eventi su base religiosa, in questo modo, escludi gli altri cittadini. Non mi pare il modo giusto per fare inclusione». Un’amministrazione ideologizzata? «La giunta è di sinistra, diciamo molto di sinistra e ha un occhio di riguardo per tutti quei progetti che, di fatto, discriminano i miresi. SenA questo punto il sindaco, Marco Dori, ha preso parola. Dopo aver presentato sui propri social la giornata - con tanto di locandina che reclama «impara ad andare in bicicletta in sicurezza!» e ancora «sarà il primo incontro di un ciclo di corsi» - ha attaccato gli oppositori. «La minoranza- diceha le ruote sgonfie se arriva addirittura a polemizzare per delle donne in bicicletta. Un’iniziativa a costo zero, voluta da volontari attivi nel sociale, nella mobilità e nell’integrazione, fatta con bici donate o recuperate e con lezioni di codice della strada organizzate da volontari del settore. Un piccolo progetto in linea con la nostra Costituzione per favorire l’emancipazione femminile», come dichiarato al Gazzettino.

Anna Maria Cisint, europarlamentare della Lega, segnala di trovarsi davanti «all’assurdo ideologico della sinistra, che pensa di risolvere il problema della sottomissione della donna islamica, che viene vista come oggetto sessuale, senza diritti, libertà e dignità, con un ridicolo corso di bici. Mi chiedo come faranno queste donne ad andare in bicicletta con il velo integrale, completamente coperte». L’onorevole rilancia. «Un corso andrebbe fatto a imam e radicalizzati, per insegnare il rifiuto della Sharia e il rispetto delle nostre leggi, della dignità della donna e della parità tra uomo e donna».

ALTRE ZONE
Ma il progetto è diffuso in molti parti d’Italia. Infatti, come riportato da Repubblica a Pioltello (Milano), «l’inclusione per le donne straniere passa anche da un corso su due ruote». Lezioni lanciate anch’esse ieri. Silvia Sardone, vicesegretario leghista, sottolinea come «non credo che questo progetto sia particolarmente efficace e decisivo per una reale integrazione di queste donne della comunità pakistane e bengalesi. Purtroppo, molto spesso, in queste realtà, sono costrette al velo islamico e a matrimoni combinati». L’inclusione può passare da proposte simili? «Una reale integrazione passa dalla conoscenza della lingua italiana, dalla possibilità di lavorare, dalla libertà di uscire di casa senza il marito e di vestirsi come si preferisce, senza imposizione». Nei giorni del Giro d’Italia per i ciclisti, l’idea è diffusa da Roma a Modena passando per Monza. Chissà se partendo da Mira la sinistra troverà la sua nuova maglia rosa.

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