A Garlasco ormai manca soltanto il bagarino fuori dal tribunale. Peril resto c’è tutto: detective da tastiera, consulenti onnipresenti, dirette social notturne, youtuber investigativi e adesso perfino una sedicente segretaria del procuratore capo di Pavia Fabio Napoleone che, secondo gli esposti finiti in Procura, telefonava a pseudo giornalisti e blogger dispensando indiscrezioni e retroscena sull’inchiesta per l’omicidio di cast, consulenti onnipresenti e profili anonimi che rilanciano presunti scoop, la vicenda è diventata una macchina permanente di suggestioni. E in questo rumore di fondo, spesso, il confine tra fatti, ipotesi e propaganda si è fatto quasi invisibile. Non a caso il procuratore Napoleone è intervenuto con una nota ufficiale per prendere le distanze dalle continue ricostruzioni attribuite alla Procura. «Qualsiasi interpretazione proveniente da soggetti estranei all’Ufficio genera solo confusione» ha scritto, denunciando il proliferare di commenti basati su congetture. Un richiamo netto, arrivato mentre sul tavolo dei magistrati si accumulano esposti, querele e denunce incrociate.
Sono almeno sessanta gli esposti già presentati da giornalisti e dalle famiglie Poggi e Cappa contro giornalisti, influencer e youtuber per diffamazione aggravata, viste le tante accuse e ricostruzioni infondate rilanciate in questi mesi. E il numero complessivo dei procedimenti aperti sfiora ormai il centinaio. In questo clima avvelenato si inserisce anche la denuncia depositata da Stefania Cappa, cugina di Chiara Poggi, attraverso l’avvocato Antonio Marino, nei confronti dell’avvocato Antonio De Rensis, del giornalista Alessandro Di Giuseppe e dell’ex maresciallo Francesco Marchetto. L’ipotesi indicata nell’atto è quella di istigazione a delinquere. Sullo sfondo restano mesi di insinuazioni e sospetti sulle sorelle Cappa, tornate al centro del dibattito mediatico dopo la riapertura delle indagini. Intanto la prossima settimana potrebbe segnare un nuovo passaggio decisivo dell’inchiesta. Dopo la chiusura delle indagini preliminari notificata l’8 maggio, la Procura di Pavia dovrà decidere entro il 28 maggio se chiedere il rinvio a giudizio di Andrea Sempio, oggi unico indagato nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, oppure optare per l’archiviazione, ipotesi ritenuta al momento improbabile. I difensori potranno depositare memorie e documenti, ma il calendario giudiziario accelera e il caso si avvicina a una nuova possibile svolta processuale.
Tra gli atti depositati ci sono anche gli accertamenti disposti dai pubblici ministeri Giuliana Rizza e Stefano Civardi e delegati al Nucleo investigativo di Milano per acquisire da Amazon dati relativi agli acquisti effettuati da Sempio, agli indirizzi di spedizione, ai metodi di pagamento e perfino ai contenuti consultati attraverso gli account Prime: film visti, musica ascoltata, libri acquistati. L’obiettivo dichiarato era quello di delineare “l’aspetto personologico dell’indagato” e raccogliere ulteriori elementi utili alle indagini. Amazon però avrebbe trasmesso soltanto una parte delle informazioni richieste, ritenendo particolarmente sensibili alcuni dati, come i titoli dei libri acquistati, e chiedendo un ordine di esibizione più specifico per procedere alla consegna integrale del materiale. Anche questo episodio, infondo, racconta quanto il delitto di Garlasco continui a muoversi su un doppio binario: da una parte il lavoro giudiziario, fatto di atti, verifiche e tempi processuali; dall’altra un flusso incessante di indiscrezioni, ricostruzioni parallele e campagne mediatiche che rischiano di deformare ogni dettaglio. E così, mentre le indagini proseguono tra consulenze, acquisizioni di atti ed esposti, il caso Garlasco continua a vivere anche fuori dalle aule giudiziarie, in un flusso continuo di iretroscena e presunte rivelazioni rilanciate ogni giorno sul web e nei programmi televisivi.