Diranno che è solo una stortura, un incidente, un inghippo della burocrazia che in questo “benedetto assurdo Bel Paese” (cit.) è il male minore e l’incubo peggiore di ogni cosa, persino delle richieste per ottenere un passo carraio. Diranno che non volevano, che non c’era l’intenzione, che uno fa i regolamenti generali ma poi vai mica a pensare a ogni possibile declinazione, ai casi più banali, a cose che c’entrano un piffero. Diranno che è una polemica sterile, che vale neanche la pena di star a discuterla; forse diranno addirittura che sotto sotto, visto il tenore della questione, chi la solleva è un mezzo fascista, magari un nostalgico, perché mai altrimenti dovrebbe prendersela? Però, la verità, è che il fascismo, qui, cioè a Verona, non c’ha niente a che fare e semmai questa è la fotografia plastica di come una politica votata all’ideologia generi mostriciattoli anche un po’ surreali.
Ché a uno scappa pure da ridere, ma il dato è serio. Nella città veneta del dem Damiano Tommasi, per ottenere un diritto a un passo carrabile, una sciocchezza che si risolve pagando un balzello di qualche centinaio di euro, una marca da bollo e un canone annuale, bisogna dichiararsi “antifa”. Niente, non ce ne scappi: o ripudi il ventennio, spergiuri che non canticchi Faccetta nera sotto la doccia e affermi solennemente che ti dissoci da una storia che è appunto questo, ossia una vicenda passata, o il transito della macchina fino al garage dalla strada pubblica te lo sogni.
Colpa della “clausola antifascista” che, a fine 2024, il Comune veronese con guida a sinistra ha approvato, neppure a dirlo nonostante il dissenso del centrodestra, e integrato alla normativa municipale per gli usi e le concessioni degli spazi pubblici. Lì per lì non ci ha pensato nessuno, d’accordo, epperò «di recente sono iniziate ad arrivarmi copiose diverse segnalazioni di cittadini che per un plateatico (l’autorizzazione a utilizzare a fini commerciali il terreno esterno, ndr) o per, appunto, un passo carraio, si sono ritrovati davanti questa dicitura e si sono chiesti, ma cosa c’entra?». A dirlo è il consigliere comunale della lista Verona Domani Paolo Rossi, che per primo denuncia il cortocircuito dell’«applicazione paradossale» di questa misura pensata sì, sicuramente per ben altri scenari, ma non finita come doveva.
Recita, testuale, il formulario da sottoscrivere dopo averlo scaricato on-line dal sito dell’ente e poco prima di procedere al pagamento della tassa relativa: il sottoscritto Tal dei Tali, proprietario dell’immobile bla bla bla, chiede un parere di deroga ai sensi dell’articolo 46 dpr 495/92, dichiara a riguardo di «riconoscersi nei principi e nei valori fondamentali della Costituzione italiana e dello Statuto comunale, di ripudiare il fascismo e ogni forma di totalitarismo e di condannare l’uso di ogni forma di violenza».
Ricorda, invece, Rossi: «Io non ho alcun problema ad ammettere di essere antifascista, ma il tema così è fuori luogo. Questa città sta affondando sempre più in problemi clamorosi, è molto più sporca di com’era prima di questa amministrazione che vuole l’ambientalismo a ogni costo ma fa la raccolta differenziata col porta a porta dove ci sono i condomini, è anche molto più ingestibile a livello viabilistico perché la maggioranza pensa alle piste ciclabili ovunque: la loro ideologia è dappertutto, sono costantemente impegnati in queste battaglie, come quella contro il fascismo anche se siamo nel 2026 e io, il fascismo, oggi, in Italia, sinceramente non lo vedo. Se c’è del fascismo è il loro quando ti fanno passare come un volgarotto se non ti conformi al perbenismo dominante e non la pensi allo stesso modo; che uno non possa neanche passare con l’auto sotto casa è una follia ideologica a tutti gli effetti».
(Parentesi: Verona non è la prima città a mettere nero su bianco una richiesta del genere, ci aveva già provato il Comune di Parma, allora guidato da Federico Pizzarotti che aveva già rotto coi grillini della prima epoca, era il 2019, al governo c’erano i pentestallati di Giuseppe Conte e Giorgia Meloni era al 4% nei sondaggi; ma i kompagni son sempre stati così, duri e puri, Bella ciao e il chiodo fisso del ritorno fascista). Ora, basterebbe un pizzico di buonsenso.
RIVEDERE LA NORMA
Basterebbe ammettere che la situazione è “grave ma non seria”, severa per nulla e infarcita di ideologia da traboccare: non succederà, però è lì da vedere. Perché già la “clausola antifascista” ha in sé un retrogusto da censura fascista, dato che a uno che inneggia agli orrori di quegli anni là non si impedisce di parlare, si regala un libro di storia e lo si cerca di convincere del contrario (considerato soprattutto che il primo diritto di una società libera, liberale e liberista è poter dire tutto quello che ci pare, fermo restando il limite a non far del male o limitare gli altri); ma l’abiura bollata per un poter parcheggiare la macchina sotto casa che senso ha?