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Sulla sessualità in classe serve il consenso dei genitori

Anche al Senato passa la linea del centrodestra: per l’educazione affettiva a scuola bisogna che ci sia il via libera di mamma e papà. Ira della sinistra
di Francesco Storace venerdì 5 giugno 2026

3' di lettura

Appena spunta all’orizzonte la famiglia coni suoi diritti (e doveri) la sinistra insorge. E se si parla di scuola sembrano kamikaze in procinto di farsi esplodere. Il copione sempre lo stesso - è andato in scena ieri al Senato per l’approvazione definitiva della legge sul consenso informato proposta dal ministro dell’istruzione Giuseppe Valditara. La sinistra si è schierata contro la legge perché considera il consenso informato uno strumento per ostacolare o limitare l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Fuori di testa. Anche perché la norma approvata dal Parlamento è assolutamente di buonsenso. Le scuole secondarie di I e II grado devono chiedere il consenso informato preventivo scritto dei genitori (o degli studenti maggiorenni) per attività che trattano temi di sessualità (educazione affettiva, relazioni, prevenzione violenza di genere, ecc.). La scuola dovrà fornire in anticipo il materiale didattico e indicare eventuali esperti esterni o associazioni coinvolte.

Obiettivo dichiarato dal centrodestra: dare voce ai genitori (art. 30 Costituzione), aumentare trasparenza e evitare “indottrinamento ideologico” o teorie gender da parte di associazioni esterne. A mille le polemiche, con il senatore del Pd Sensi quasi venuto alle mani con il ministro Valditara. In pratica la sinistra strilla alla legge ideologica perché individua come prioritario il ruolo dei genitori sull’educazione sessuale e affettiva dei ragazzi. Dovrebbe essere normale. Per il centrodestra, a partire da Valditara, è invece una misura di buon senso e tutela genitoriale contro gli abusi ideologici. Il voto al Senato ha seguito la linea della Camera: maggioranza a favore, opposizioni compatte contro. Il dibattito è stato molto acceso e polarizzato fin dall’inizio. Ovviamente le reazioni ci sono anche dall’associazionismo. Il ddl Valditara è «un provvedimento che riconosce e valorizza un principio fondamentale del nostro ordinamento: il ruolo educativo primario della famiglia, sancito dall'articolo 30 della Costituzione». Scandisce Domenico Menorello, coordinatore del Network associativo “Ditelo sui Tetti”'.

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Su una linea simile il Moige, l’associazione dei genitori: «La legge sul consenso informato rappresenta un passo storico. Per anni i genitori hanno visto erosa la loro centralità nel percorso educativo dei figli, spesso esclusi o scavalcati da logiche burocratiche e ideologiche che non tenevano conto del loro ruolo primario. Oggi il Parlamento riconosce ciò che la Costituzione italiana ha sempre sancito: i genitori sono i primi e principali educatori dei propri figli». Scatenate al contrario le organizzazioni più legate alla sinistra: la Fondazione “Una Nessuna Centomila” parla di «oscurantismo», esattamente come fa Gaynet, che addirittura equipara Valditara a Trump e Putin: «Con la legge si aumenta la cultura della violenza di genere, del bullismo e dell’odio verso le differenze.

Significa inoltre rinunciare apertamente a trasmettere i concetti del consenso e della consapevolezza del corpo sin dall’infanzia». A suonare la carica - e come ti sbagli - il solito Zan, che straparla di “legge vergogna”: «Invece di rafforzare l’educazione sessuo-affettiva in un Paese segnato ogni giorno da femminicidi, violenza di genere e reati d’odio, la destra fa l’esatto contrario subordinando l’insegnamento al consenso dei genitori». Una posizione più volte espressa, ma respinta in tante occasioni da chi ritiene prioritario il ruolo della famiglia. E non sono certo posizioni così estremistiche a poter mutare l’ordinamento della scuola.

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