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Garlasco, la bomba di Roberta Bruzzone: "Perché l'impronta 33 non è una prova"

sabato 6 giugno 2026

2' di lettura

"L’impronta 33 non diventa una prova solo perché qualcuno ha deciso di attribuirle un significato suggestivo": la criminologa Roberta Bruzzone torna sul delitto di Garlasco, l'omicidio di Chiara Poggi nel 2007, con un lungo post su Facebook. "Una traccia non parla da sola. Una traccia va collocata. Va interpretata. Va messa in relazione con la dinamica. Va confrontata con il contesto. Va verificata rispetto al resto del materiale probatorio - ha spiegato l'esperta -. E soprattutto deve avere un senso. Qui, invece, siamo davanti all’ennesimo tentativo di far dire a un dato tecnico molto più di quello che può realmente dire. La cosiddetta impronta 33 viene trattata da alcuni come se fosse la chiave dell’intero delitto. Come se bastasse pronunciarla con tono solenne per trasformarla automaticamente in una prova regina. Peccato che non sia così".

La Bruzzone, dunque, ha analizzato i singoli aspetti: "Prima questione: non è affatto pacifico che si tratti di un’impronta di sangue. Anzi, è stato dimostrato esattamente il contrario. E questo non è un dettaglio. È un macigno. Se una traccia viene utilizzata per sostenere una ricostruzione legata alla scena del delitto, il primo passaggio logico dovrebbe essere banale ossia dimostrare in modo serio, solido e tecnicamente affidabile che quella traccia abbia effettivamente natura ematica e che sia collegata al fatto omicidiario. Se questo passaggio non regge, tutto il resto diventa mero esercizio narrativo. Non scienza. Non prova. Non ricostruzione".

Poi, ecco la "seconda questione: anche volendo ragionare sull’ipotesi della compatibilità posturale, il punto non è se un corpo umano possa, in astratto, assumere una certa posizione. Certo che può. Il corpo umano può assumere moltissime posizioni. Anche scomode, strane, innaturali. Ma il processo penale non si costruisce sulle acrobazie teoriche. La domanda vera è un’altra ossia: quella postura aveva senso in quel momento, in quel luogo, rispetto a quella dinamica? E la risposta, francamente, è no".

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