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Derby del Pride: pro-Pal contro pro-Israele

A Napoli le due fazioni si sono insultate reciprocamente, fino all’intervento della polizia
di Lorenzo Cafarchio lunedì 29 giugno 2026

2' di lettura

No polemica, no Pride. Sabato a Napoli, come in altre sei città italiane, è andato in scena l’ultimo spezzone di cortei dedicati al Pride e inseriti nel mese dell’orgoglio Lgbt. Ieri vi abbiamo raccontato, su queste colonne, delle contraddizioni dell’organizzazione nazionale e internazionale che sostiene la causa palestinese tacendo su quanto succede, in tema di diritti, in Medioriente. Ma soprattutto sul fatto che sventolano il vessillo di Palestina, rivendicando quindi un concetto identitario, mentre a queste latitudini l’identità- in perfetto stile antifascista- cercando di disintegrarla.

Torniamo però al centro abitato partenopeo. Perché a margine della parata abbiamo assistito al battibecco tra pro-Pal e pro-Israele. Sul suo sito Il Mattino ha pubblicato un video che mostra le due opposte fazioni fronteggiarsi tra insulti e momenti di tensione. La nascita degli screzi avviene quando alcuni appartenenti al gruppo ebraico, con la kippah in testa, hanno raggiunto la zona del palco. A quel punto sono volate parole, insulti e oggetti tra cui un ventaglio arcobaleno. Poi si è alzato il coro «fuori i sionisti da questo Pride» e i cartelli «No Pride in genocide».

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Potevano mancare le accuse reciproche di fascismo? Certo che no. C’è chi parla di victim blaiming e chi di rainbow washing, nel mentre sono dovute intervenire le forze dell’ordine per riportare alla calma i due gruppi. Ieri ad Adnkronos Ariel Heller, presidente di Keshet Europe- organizzazione Lgbt ebraica- ha affermato che «durante il Napoli Pride un gruppo di manifestanti ha bloccato il carro sul quale stavamo e ci ha gridato assassini. Quando siamo andati nel backstage ci hanno urlato ancora “siete munnizza, ammazzate e’ criature”. E, cosa ancora più grave, è che a farlo sono appartenenti ad alcune realtà del coordinamento del Napoli Pride. Devo invece sottolineare che il portavoce del Pride, Antonello Sannino, che ci ha difeso in modo netto». Inclusivi, quindi, ma solo quando si tratta di controversie.

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