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Fentanyl, il furto choc a Roma: "Qual è il vero rischio in Italia"

sabato 4 luglio 2026

2' di lettura

"In Italia non c'è alcun fenomeno fentanyl. Non in strada almeno. Abbiamo affrontato oltre 2.500 casi di overdose negli ultimi 20 anni. Ma nessuno ha riguardato il fentanyl". A preoccupare, invece, sono le cosiddette droghe eccitanti, "cocaina, ma soprattutto crack. È una droga che più se ne assume più se ne vuole. Fino a portarti fuori di testa. Ci sono moltissimi giovani e giovanissimi che usano crack. È quello il vero fenomeno. Ed è allarmante".

A poche ore dal clamoroso furto di 80 fiale di fentanyl dalla cassaforte della farmacia dell'Ospedale Israelitico di Roma, lancia l'allarme dalle pagine della Stampa Massimo Barra, che ha dato vita alla Fondazione Villa Maraini, l'agenzia nazionale di Croce Rossa per curare chi soffre di dipendenze. Riguardo al furto, Barra racconta che "un caso lo abbiamo avuto anche noi. Un anestesista lo rubava e iniettava ai pazienti acqua distillata al posto dell'antidolorifico. Lo prendeva per uso personale. Ma si tratta di casi isolati. Come credo che sia un caso isolato anche questo dell'Ospedale Israelitico".

"Le droghe - dice ancora Barra - si comportano spesso come le mode. Crescono, diventano fenomeno di massa". "La droga ha successo perché dà piacere. E l'uomo ricerca il principio di piacere. Sapere che esiste la droga, non ti fa allontanare dalla droga - continua -. Io non credo che la prevenzione si possa fare sulla conoscenza del prodotto. La conoscenza serve a vendere un prodotto, non a indurre chi vuole usarlo a non farlo". L'unica prevenzione per Barra "è insegnare a distinguere il bene dal male. Il piacere dal dolore che la droga può provocare". 

Sul Corriere della Sera, invece, Elisabetta Simeoni, direttrice del Dipartimento delle politiche contro la droga e le dipendenze, premette: "Non siamo gli Usa con i suoi morti per overdose ma anche la direzione centrale dei servizi antidroga che coordina il lavoro di polizia, carabinieri e guardia di finanza è allertata e pronta a intervenire come pure i carabinieri del Nas che dipendono dal ministero della Salute".

Contro il fentanyl "occorrono informazione, monitoraggio, prevenzione e raccordo con le forze dell'ordine", spiega Simeoni, che sull'allarme oppioide in Italia dice che si vuole evitare al nostro Paese "la sofferenza che vi è negli Stati Uniti". "Sono diventati dipendenti dal Fentanyl anche semplici cittadini ai quali era stato prescritto come comune antidolorifico - sottolinea -. Quando i medici hanno smesso di prescriverlo ci si è dovuti rivolgere al mercato nero". Negli Stati Uniti, aggiunge Simeoni, "non esiste la rete di strutture mediche che combattono pubblicamente la dipendenza". Per quanto riguarda la prevenzione, Simeoni ricorda che è stato realizzato un piano nazionale di prevenzione contro l'uso improprio di fentanyl e altri oppioidi sintetici. A questo scopo è stata creata "una sorta di cabina di regia che mette in rete tutti i ministeri".

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