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La Polizia si ribella: "Ordine pubblico? Roulette russa. Più severi con noi che con chi devasta"

di Tommaso Montesano lunedì 6 luglio 2026

3' di lettura

«Fare servizio in ordine pubblico sta diventando come giocare alla roulette russa». È questa la reazione dei poliziotti dopo il comunicato con il quale il procuratore della repubblica di Torino, Giovanni Bombardieri, conferma le anticipazioni sulla richiesta della custodia cautelare domiciliare per il collega del V reparto mobile di Torino indagato per il ferimento del tifoso juventino in occasione del derby del 24 maggio scorso.

Eugenio Bravo, ad esempio, è il segretario provinciale torinese del Siulp e nella sua vita in divisa ne ha viste tante. «Una premessa è doverosa: siamo molto dispiaciuti per il ferimento del tifoso e aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso». Però qualcosa che non va nella nota della magistratura del capoluogo piemontese c’è. «Non possiamo nascondere una certa perplessità rispetto alla richiesta di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari». Raggiunto telefonicamente da Libero, Bravo entra nel dettaglio: «Mancano i presupposti.

L’amministrazione, una volta aperta l’inchiesta a carico del collega, automaticamente ha disposto il suo allontanamento dai servizi di ordine pubblico. Quindi non vedo il rischio della reiterazione del reato.
Quanto all’inquinamento delle prove, è la stessa Procura a dire nel comunicato che sono state acquisite con immagini, droni, testimonianze e consulenze tecniche. Resta il pericolo di fuga, ma lei ce lo vede un poliziotto che scappa all’estero?». Insomma, è alto il rischio che anche questa vicenda «si trasformi in un processo parallelo o nella costruzione del “mostro” da esibire in prima pagina», come ha fatto del resto La Stampa di ieri anticipando le richieste della Procura, sulle quali nelle prossime ore dovrà pronunciarsi il Gip.

DUE PESI E DUE MISURE

L’amarezza è tanta, soprattutto perché la sensazione degli uomini in divisa è che alcuni uffici giudiziari usino due pesi e due misure in occasione degli scontri in piazza. «I poliziotti italiani operano ogni giorno in contesti complessi, spesso caratterizzati da elevata tensione e rischio personale», ricorda il primo sindacato nel comunicato in cui commenta gli sviluppi giudiziari.

Aggiunge Bravo: «Ci troviamo a fronteggiare manifestanti che tirano pietre, razzi, bombe carta. E quasi mai nei loro confronti, sempre che si riesca a identificarli, è applicata la misura degli arresti domiciliari. Spesso se la cavano con l’obbligo di firma. Eppure i loro sono veri e propri attentati alla nostra vita». Il segretario provinciale del Siulp ricorda alcuni episodi accaduti durante le manifestazioni organizzate dalle sigle No Tav: «Una pietra lanciata con una fionda rudimentale, un razzo incastrato tra il casco e la testa di un collega, che solo per puro caso esplose a terra...».

Il suo collega Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di polizia Coisp, precisa che «nessuno chiede impunità per il collega, ma pretendiamo trasparenza e accertamenti rigorosi». Ad esempio: come è possibile che il quotidiano La Stampa abbia scritto che il tifoso «è stato centrato in pieno dall’involucro in acciaio del lacrimogeno»?

«L’acciaio non può partire dal lacrimogeno per la semplice ragione che non c’è alcun pezzo di acciaio che fuoriesce», osserva Pianese. «Il dispositivo in dotazione alla Polizia di Stato espelle esclusivamente il tappo cerato e cinque dischetti in materiale plastico contenenti il gas lacrimogeno». E poi c’è il contesto operativo nel quale l’agente deve agire: «I servizi di ordine pubblico si svolgono mentre i poliziotti vengono colpiti da pietre, bottiglie e altri oggetti contundenti. In condizioni così concitate può verificarsi un errore operativo, che dovrà essere valutato dall’autorità giudiziaria, ma questo non significa automaticamente che vi siano i presupposti per una misura cautelare così dura».

MESSAGGIO DEVASTANTE

Il rischio, avverte Pianese, è che da parte della magistratura passi un «messaggio devastante»: grande cautela nei confronti di chi devasta e aggredisce le divise, linea dura rapidissima nei confronti dei poliziotti. «Quale sarà domani lo stato d’animo dei colleghi chiamati ancora una volta a lanciare un lacrimogeno per contenere assalti violenti?». Magari sarà la volta buona, nel bel mezzo di uno scontro, per fermarsi e applicare alla lettera le disposizioni sull’uso del dispositivo: «Con un’inclinazione di trenta gradi...».

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