In pratica lo hanno condannato a morte. A 72 anni, una pena di quasi 15 rappresenta di fatto la fine di un’esistenza. Con enorme dignità Mario Roggero è già entrato in carcere per scontare una pena ingiusta. Si è difeso dai rapinatori, ha sparato, ha ucciso. Ma quando scatta il diritto alla legittima difesa? Dopo quante razzìe subite? Non si sa, nel Paese dove la Cassazione decide che la difesa della propria vita, della propria famiglia e dei propri beni non è legittima nemmeno quando si è sotto attacco dei delinquenti. Dovrebbe invece accadere esattamente il contrario: sei tu che mi vuoi derubare, minacciare, sparare, e io devo avere il diritto di difendermi. Dovrebbe essere un principio istintivo e radicato nel senso comune di giustizia, oltre che nella legge, ma al Palazzaccio hanno detto di no. Eppure Roggero, in quel suo piccolo paese in provincia di Cuneo, si era visto davanti agli occhi quei tre banditi. Armati, contro lui, la moglie, la figlia. Troppe rapine, basta. E siccome deteneva regolarmente la pistola che usò, fece fuoco e ne colpì due mortalmente. Il terzo rimase ferito, gravemente.
Tre gradi di giudizio hanno stabilito contro ogni logica che il colpevole è il gioielliere, e non chi lo voleva rapinare. Prima condanna a 17 anni, poi in appello ridotta a 14 anni e nove mesi: da ieri c’è il sigillo della Cassazione. Ha già varcato le porte del carcere. Rivedrà mai più la libertà, senza un provvedimento di grazia che già ora è sollecitato da più parti? Una decisione assurda. Dicono quelli che si schierano sempre dalla parte sbagliata - persino i magistrati lo fanno - che siccome i malviventi erano in fuga, lui non doveva sparare. Lo trattano da assassino, da killer, un uomo che invece non ha accettato di fare da cavia assieme alla sua famiglia. Quando è che si può gridare “vergogna!” senza offendere nessuno? Perché questo è il caso. Ti ammazzi di fatica per una vita, affronti più volte criminali che entrano nel tuo negozio per toglierti il guadagno e quello che vendi, e finisci la tua esistenza in un carcere.
Ad esser buoni potremmo parlare di paradosso, ma non ci può essere spazio per sentimenti di bontà. Se a 67 anni spari e a 72 vai in prigione per aver difeso te stesso e i tuoi cari; se ti imbatti in una “giustizia” più severa con te che con chi ti aggredisce a mano armata; se alla fine ti tocca pure risarcire le famiglie dei rapinatori; ecco, se accade tutto questo, diventa legittimo chiedersi che cosa si lavori a fare, che cosa si campi a fare... Diventa vietato per volontà della Cassazione lo stato di necessità e il diritto a difendersi in casa propria (o nel proprio esercizio). E, al contrario, si sancisce che la vita di chi delinque va sempre tutelata più di quella di un gioielliere, e che la reazione non deve superare la proporzionalità che stabiliscono loro, che probabilmente non si sono mai visti una pistola puntata in faccia. Noi invece ci chiediamo di fronte a una situazione di choc evidente, dopo un’aggressione armata a se stesso e alla famiglia, come si fa a calcolare al millisecondo se il pericolo sia “finito”? E ancora: come si fa a punire chi reagisce più duramente di chi aggredisce? E poi: la paura accumulata da rapine precedenti è destinata a non contare proprio nulla?
La sentenza della Cassazione contro Mario Roggero mostra i limiti di una giustizia che analizza i fotogrammi al rallentatore, invece di mettersi nei panni di chi ha visto la pistola puntata alla tempia della moglie. E per noi non è giusto. Perché monta la frustrazione verso un sistema troppo garantista con i criminali e troppo rigido con le vittime che reagiscono. Non è un episodio isolato, quello che ha riguardato Roggero: troppo spesso altri commercianti - ma anche cittadini nelle loro case vengono bersagliati dai banditi. I casi sono davvero tanti. Si pensava di aver offerto sufficienti garanzie con la legge del 2019 proprio sulla legittima difesa, ma se continua a prevalere nelle sentenze un atteggiamento di favore verso autentici criminali, diventa difficile attendersi giustizia.
Le “interpretazioni”. Quasi quindici anni di galera sono un’enormità per un uomo anziano. Lo si condanna a trascorrere in una cella gli ultimi anni della sua vita. E questo perché ha osato difendersi. Dicono i giudici che non c’era più pericolo: ma come lo stabilisci? In base ai fotogrammi registrati da una telecamera che non racconta con le parole, bensì con immagini fredde quanto accade? Non sarà un caso se tanti italiani sono dalla parte di Roggero, se si chiede la grazia per lui, se la pressione popolare non sarà facile da fermare. Perché se la giustizia è in nome del popolo italiano, non è stato davvero questo il caso.