Polemiche per un volantino comparso sulla pagina social della presidente della sezione Anpi di Leca (Savona) e dipendente del Comune di Albenga Ester Bozzano intitolato 'Chi chiami quando la polizia uccide?'. Il volantino-manifesto è stato pensato per promuovere una manifestazione prevista per domenica ad Albenga e reca da una parte la foto del cadavere di Carlo Giuliani, ucciso nel 2001 durante gli scontri del G8 di Genova e dall'altra parte i poliziotti sul corpo di Abderrahim Fakir, morto durante un fermo di polizia a Bologna. Il centrodestra in consiglio comunale ad Albenga ha stigmatizzato il contenuto del volantino: "La demonizzazione sistematica delle Forze dell'Ordine - ha detto Eraldo Ciangherotti - è una deriva che va condannata con fermezza".
"Le reazioni scomposte e insurrezionali delle solite sigle islamocomuniste sul caso tragico della morte di Abderrahim Fakir sono la prova plastica di una saldatura ormai strutturale tra l’islam radicale e le formazioni comuniste extraparlamentari come i Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo - il commento di Sara Kelany di FdI -. I Carc confermano il loro disegno sovversivo parlando apertamente di ‘macchina repressiva e omicida’ del Governo e teorizzando il ‘compito di sviluppare la tattica per il blocco popolare’. Contestualmente gli account islamisti internazionali rilanciano il video della morte di Fakir come simbolo della ‘persecuzione dei musulmani in Italia’, accostandolo persino a George Floyd".
E ancora: "È gravissimo che anche sigle come Anpi, Cobas e Plat si accodino a questa narrazione, emettendo sentenze di condanna contro gli agenti prima ancora che la magistratura abbia accertato un solo fatto. Le indagini sulla morte di Fakir devono fare il loro corso con serietà e trasparenza, ma nessuno può accettare che si arrivi, come già accaduto altrove, a scrivere ‘tutti i poliziotti sono bastardi’ su un monumento pubblico o a minacciare chi indossa una divisa con frasi come ‘toccano uno, toccano tutti’. Chi lancia questi avvertimenti si assuma la responsabilità politica e penale delle proprie parole”.