Il timore, già espresso su Libero all’indomani del bando lanciato dal Comune di Torino per la «rifunzionalizzazione» dell’immobile che fu casa (abusiva) di Askatasuna, è diventato subito realtà. Scontato, visti i personaggi in campo. Ma non per il sindaco piddino Stefano Lo Russo, ostaggio dei rossoverdi di Avs, a loro volta legati mani e piedi alle istanze di quella galassia antagonista che intreccia gli interessi di centri sociali, collettivi studenteschi, associazioni di quartiere politicizzate e No Tav. I picchiatori, cacciati dalla porta (lo sgombero dal civico 47 di corso Regina Margherita è del dicembre 2025 e porta la firma del governo), sono in prima fila per rientrare dalla finestra (grazie alla solita complicità della sinistra istituzionale).
Lo schema è semplice: non potendo per ovvi motivi presentare in prima persona una “manifestazione d’interesse” per la gestione della palazzina oggi liberata dopo trent’anni di occupazione, ecco in soccorso l’associazione amica. Nata, tu guarda il caso, qualche mese dopo la chiusura del covo. Volti nuovi, puliti, con progetti spendibili. Nomi diversi ma stessi ideali. Si chiama “Vanchiglia nello Spazio” ed è diretta emanazione del Comitato Vanchiglia Insieme, da sempre legato a doppio filo ad Aska, la cordata che vuole prendere in gestione l’immobile. Al Manifesto, i suoi vertici, lo hanno detto chiaro e tondo: «Da tempo chiediamo la riapertura del giardino condiviso con l’asilo, ma niente. Ci auguriamo ci siano le condizioni per partecipare, sappiamo che i costi sono alti, crediamo che neanche il Comune possa valutare al momento lo stabile».
ALLERGIA ALLE DIVISE Pure la casa madre di Vanchiglia Insieme, alla lettura della delibera del Comune, ha esultato, lodando la giunta: «Dopo mesi e mesi di stallo, finalmente un primo passo di chiarezza ufficiale dalle istituzioni locali sugli obiettivi e sull’inizio di un percorso di restituzione al quartiere dello stabile di corso Regina 47». Si stanno già sfregando le mani... E indovinate un po’ la loro priorità? Cacciare le forze dell’ordine. «Riteniamo che questo passo in avanti risponda alla forte domanda e pressione del quartiere Vanchiglia di uscire da questa lunghissima e faticosa fase di militarizzazione che continua attorno allo stabile, e di ragionare concretamente su come ricreare spazi comunitari di aggregazione per chi abita il quartiere, fuori dalle solite logiche commerciali», hanno spiegato. L’allergia alle divise è ammessa senza troppi giri di parole: «Poniamo sempre preoccupazione per il permanere della presenza ingombrante delle forze dell’ordine intorno agli spazi pubblici del quartiere».
Vanchiglia nello Spazio, già prima dell’ufficialità del bando, ha incontrato per due volte il vicesindaco con delega al Patrimonio Michela Favaro. Il discorso è ben avviato ma chi dà la garanzia che questa associazione non sia il cavallo di Troia di Askatasuna per rientrare di soppiatto nella palazzina al civico 47 di corso Regina Margherita? Nessuno. Soprattutto alla luce del recente passato.
Gli stessi, infatti, avevano chiesto al Comune di concedere loro il giardino del centro sociale ormai chiuso per organizzare la tradizionale grigliata del Primo Maggio (richiesta poi bocciata dalla Prefettura) e in quella stessa giornata avevano partecipato allo spezzone antagonista del corteo che aveva deviato dal percorso tradizionale per puntare verso l’immobile liberato. Era finita, nemmeno a dirlo, con l’assalto alla polizia. I “bravi ragazzi” che oggi ricevono con piacere l’assist perfetto del Comune di Torino erano anche riusciti ad aprire il cancello del giardino con l’obiettivo di arrostire costine e braciole, salvo poi essere allontanati a suon di lacrimogeni.
FDI SULLE BARRICATE «Non parliamo di coincidenze, ma di una rete territoriale contigua, strutturata e militante», spiega Raffaele Marascio, capogruppo di Fratelli d’Italia nella Circoscrizione 4 di Torino. Il suo è un appello al buonsenso: «Il sindaco ha il dovere morale e politico di intervenire immediatamente fissando paletti rigorosissimi nel bando, in modo che tutti i soggetti legati all’esperienza di Askatasuna vengano esclusi». Fallita la strada della regolarizzazione diretta, ecco il gioco di prestigio della giunta Lo Russo. I martellatori di poliziotti, registi delle guerriglie No Tav in Val di Susa, nemici dichiarati dello Stato e della democrazia, sono alla finestra. Forse, hanno già messo il naso dentro...