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"Era massone, no ai funerali". E il prete non fa fare la messa

di Caterina Maniaci lunedì 10 agosto 2026

4' di lettura

Nella Capitale oppressa dalla calura agostana tutto è pronto per il funerale nella celebre chiesa di Santa Maria in Montesanto di piazza del Popolo (nota come chiesa degli artisti) di Bruno Battisti d’Amario, scomparso all’età di 88 anni mercoledì 5 agosto, esponente importante della musica italiana. Battisti D’Amario, infatti, oltre ad essere stato titolare della cattedra di chitarra classica al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, ha legato buona parte della sua carriera alla collaborazione con Ennio Moricone. Delle sue sua interpretazioni sono costellate alcune colonne sonore che fanno parte della storia del cinema: Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo e C’era una volta il West. Però... però quella celebrazione non c’è stata. Perché? Il “giallo” viene svelato e raccontato dettagliatamente dal giornale online la Nuova Bussola quotidiana, diretta da Ricardo Cascioli, in un articolo firmato da Andrea Zambrano. Battisti D’Amario era massone. Non sono voci o dietrologie, ma la rivelazione arriva direttamente dal Grande Oriente stesso, che sul suo sito ufficiale ha speso parole di grande ammirazione e cordoglio per il suo affiliato. Che con queste parole viene celebrato: “Il Grande Oriente d’Italia abbruna i labari per il passaggio all’Oriente Eterno del carissimo fratello maestro Bruno Battisti d’Amario”, e si cita Il Gran Maestro Antonio Seminario ed i membri della Giunta.

COME È POSSIBILE?
Tutto parte da una domanda precisa: com’è possibile che un massone pubblicamente riconosciuto - tale, infatti, è quando il GOI, fonte unica e insindacabile sui suoi iscritti, lo rende noto - potesse avere dei funerali cristiani. Nessun segno di conversione, infatti, da parte del defunto, o di presa di distanza pubblica. II rettore della Basilica, monsignor Antonio Staglianò, raggiunto telefonicamente dal giornalista, dichiara: «Ho chiamato il cardinale vicario di Roma Baldassarre Reina che è Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma e mio diretto superiore e dopo aver consultato l’ufficio giuridico della Diocesi di Roma non ha potuto fare altro che negare l’autorizzazione alla messa esequiale». E sottolinea: «Abbiamo verificato, anche parlando con la figlia, la quale purtroppo ci ha detto di non sapere nulla di questa storia, ma il padre, come rivelato dal GOI, era un massone in posizione apicale, pertanto, essendoci una scomunica di mezzo, questa cosa ci mette a disagio, tanto più che noi eravamo completamente all’oscuro di tutto». Pertanto, il funerale richiesto e che era stato accordato, tra l’altro concedendo un’apertura straordinaria della chiesa, solitamente chiusa in agosto, non si è potuto svolgere. «Verrà fatta una preghiera con i soli famigliari per affidare l’anima del defunto alla misericordia di Dio e con la presenza di un sacerdote, ma non in abiti liturgici». E così è stato.
E questo è il secondo caso del genere, verificatosi nello spazio di pochi giorni.

L’8 agosto 2026, il vescovo di Ventimiglia-San Remo, monsignor Antonio Suetta, ha disposto che non si tenessero le esequie ecclesiastiche per Mario Tarducci, ex “venerabile maestro” di una loggia massonica, dopo aver appreso della sua affiliazione solo quando la funzione era già programmata.
La decisione si basa sul canone 1184 del Codice di Diritto Canonico, che vieta le esequie a “peccatori manifesti” o a chi è in censura ecclesiastica senza segno di pentimento prima della morte. Sebbene la scomunica automatica per chi appartiene dichiaratamente alla massoneria sia decaduta nel 1917, l’appartenenza massonica è incompatibile con la fede cattolica e, se nota, può giustificare il divieto dei funerali religiosi pubblici, così come l’accostamento ai sacramenti.

ATTIVISMO
Intanto, il Vicariato è in scena anche nella vicenda di Spin Time, che pure sembra avviarsi alle battute finali. Le circa 130 famiglie che vivevano nell’edificio abusivamente da 13 anni, fino all’incendio del 29 luglio avranno, infatti, una casa popolare entro sei mesi e già oggi sono previsti i primi trasferimenti in sistemazioni “temporanee” , mentre il centro sociale potrebbe spostarsi al Circolo degli Artisti. E a questo punto è intervenuto proprio il cardinale Baldassarre Reina, presenza fissa ai tavoli in Prefettura sullo Spin Time, attraverso un comunicato che se da un lato appare marcare le distanze dalla politica («In tanti si sono chiesti se vi sia stata un’attenzione della Chiesa e, in caso, in quale direzione. Come se la promozione della fraternità e dell’amicizia sociale dovesse avere per forza di cose un colore politico o un’appartenenza ideologica»). Dall’altro ha reso chiarissima la posizione della Chiesa di Roma: «Ancora una volta si è resa visibile la parabola del buon Samaritano - ha dichiarato - c’è qualcuno che viene lasciato a terra, e ci sono tanti che passano oltre facendo le proprie valutazioni». E soprattutto secondo monsignor Reina sarebbe «sbagliato archiviare la vicenda Spin Time con il solo sgombero del palazzo. Questa città affronta un problema serio: il rischio di perdere l’anima che da sempre costituisce la sua vera identità».

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